15 dicembre 2010

e rivedere la notte, a Milano

Ma come si fa a odiarla, Milano?

Io mi sono innamorata, per esempio, a Milano. No, aspetta, veramente non è vero, diciamo che lì io... no, cosa dico, in effetti è vero (bello avere le idee chiare a distanza di cinque anni), a Milano e di Milano, sì, mi sono innamorata.
Quando guardi una città con gli occhi a cuore diventa per sempre il tuo posto magico. Anche se di quella persona là (ah però, è diventato "un quello là", un "colui", un "quella roba lì", si vede quando passa la sbronza, eh) non t'importa più nulla. La città resta impregnata del tuo amore (o del tuo ormone. Scelgasi la migliore tra le due).

Domenica rivedrò Milano e avrò le mie note blu, avrò il mio aperitivo in musica (spero il primo di una lunga serie) nella cornice di una notte fredda come lo era cinque anni fa, e di un blu che non si può descrivere, che è blues, e ha tutti i colori che tieni chiusi dentro, nel profondo.

Milano io ti amo. Altro che maschi, altro che sciocchezze. Io amo proprio te.

7 dicembre 2010

Ehm!

Quando uno dice "rovinarsi la carriera" (la mia!) per avere abbracciato certe filosofie di vita! (le sue)




Un grazie a Vera© per il disegno e la dedica: "oserei sfiorare le tue labbra
ma così vicino non son stato mai" :)

3 dicembre 2010

La Corrida dei professionisti

Il dilettantismo è come il colesterolo: c'è quello buono e quello cattivo.

Quello cattivo, va da sé, è quello da combattere e si identifica nel soggetto che "non cresce". Quando iniziamo un iter professionale, che sia sportivo, artistico o giornalistico, siamo tutti dilettanti. Perché fino a quel passo, il primo che facciamo in una direzione più definita, siamo persone che nel fare quella cosa si "dilettano". Traggono piacere nel farla. Il trarre piacere nel fare qualcosa è la base di tutto: perché riesca bene, è necessario che ci sia entusiasmo e partecipazione emotiva.
Però non si può credere che basti fermarsi lì. Il dilettante che rimane dilettante dopo molte prove non è solo grottesco, ma anche nocivo: mette in circolo una voce non autorevole e "mangia" spazio a chi invece se ne intende.

Il dilettantismo buono, invece, è solo una fase.
È il passo che si compie nella direzione del professionismo, e dura mediamente poco. Perché il dilettante che vuole crescere fa tesoro delle piccole occasioni che gli capitano, e migliora la sua tecnica. Lo sportivo si mette in gioco nell'agonismo (e si prende in silenzio la sua bella dose di sconfitte), il ballerino fa provini nei teatri seri, l'aspirante giornalista scrive sempre meglio, sempre meno (perché la sintesi NON è accessoria), ma in modo sempre più completo e fa tesoro dei contatti racimolati per crearsi una rete stabile.

La sottoscritta scrive questo post perché il dilettantismo cattivo le ha DEFINITIVAMENTE rotto le balle.
La sottoscritta è stanca di doversi presentare come "articolista" perché scrive dal 2003 ma non è mai stata pagata per il suo lavoro e quindi non può fare domanda all' Odg per entrare nell'albo.
La sottoscritta dichiara guerra a qualsiasi forma di dilettantismo cattivo per cui gente che non possiede la dignità professionale di gareggiare, danzare, scrivere o quant'altro, si propone e ottiene per conoscenza e non per merito posti di lavoro-occasioni-riconoscimenti di qualsiasi genere.

Mi piace scherzare, molto: sono sempre stata un'animatrice, nel mio piccolo. Ma solo in questo sono rimasta una cattiva dilettante: chi pensa che io scherzi quando scrivo, si sbaglia di grosso.

24 novembre 2010

Notte e note di emozioni, sogni e grandi verità.

È bello quando le tue previsioni si avverano e rendono il giusto merito a persone come questa piccola ma meravigliosa ragazza, che spero abbia una lunga e sfolgorante carriera. Brava Nathalie! In bocca al lupo!

Mi manca tanto il mondo della musica, la mia webzine, scrivere sull'onda emozionale, seguire la crescita degli artisti... vedere Nathalie sul palco di X Factor, per quanto la trasmissione non sia il massimo in quanto a livello, equità e obiettività, mi ha davvero riportata per tre mesi su un pianeta che avevo messo da parte. La vita non ti permette di campare con le passioni il più delle volte. Scrivere di musica è la cosa che fin'ora mi è riuscita meglio, insieme alla musica stessa, che è il mio linguaggio preferenziale. Io con X Factor mi diverto, e me la rido alle spalle degli pseudo-intellettuali da social network che mi, anzi, CI sbeffeggiano perché lo seguiamo. Capiamoci: non vi piace? De gustibus. Ma non rompetemi le palle. Non è che mi si abbassa il Q.I. se mi metto a seguire un reality che peraltro è concentrato sugli esordienti, cosa che ho fatto io in super piccolo e seriamente per anni e, aggiungo, con somma soddisfazione. Non vi piace il televoto? Cambiate canale, ma non sfruculiate i maroni. Magari a voi diverte Farmville. Pensateci.

Poi ci sono storie che mi ricordano un po' me. Tipo, questo ragazzo qui nel post sotto.



Di Nevruz si è detto peste e corna. Gli opinionisti (perché a pensarci sono loro che sparano stronzate, non i giornalisti veri) lo hanno preso come un fenomeno da baraccone per via del look e dei gusti musicali, lo hanno esaltato e un attimo dopo schiacciato.
Ve lo dico io da dove viene, Nevruz. Viene da dove vengo io.  Viene da club fumosi, spesso semivuoti, ma colmi di fervore artistico.Viene da un garage adibito a saletta per le prove.Viene al tempo stesso da live pagati due lire e da palchi ridondanti che ti promettono opportunità che però non arrivano, perché siamo in Italia. Viene da ore e ore di esercizi solitari per imparare, autodidatta, lo strumento che lo chiama. Perché non sei tu a decidere cosa suonare, è lo strumento che sceglie te. E quando rispondi, è come dire "sì" a una proposta di matrimonio, è per tutta la vita. Io quando suono il pianoforte, prima ancora che produrre note, lo amo. Lo amo proprio, fisicamente. Suonare è passione calda, pura. Creare una canzone ti libera e al tempo stesso costruisce qualcosa dentro di te. Come il sesso con chi ami, né più né meno.
Ecco da dove viene Nevruz. Ecco perché si meriterebbe non X Factor, al quale alla fine s'è piegato per via dell'ignoranza del mainstream, ma il suo sogno preso per intero di vivere della sua arte (post scriptum: che è fenomenale, va detto! Altrimenti restano parole!).
Mi vergogno molto a leggere le critiche negative che gli rivolgono certi addetti ai lavori, ma di una cosa sono contenta: siamo in tanti, in tantissimi, ad avere capito quanto vale. Spero che lo sappia anche lui, che mi ha fatto ricordare perché se morissi domani chiederei solo di diventare musica.

8 novembre 2010

Buone Iniziative

Cari amici/amiche,
vi chiedo di fare un piccolo gesto solidale: questa nuova antologia "365 Storie Cattive" (a lato), a cura dello scrittore Paolo Franchini, che contiene il mio racconto "Artigli" e quello di altri 364 autori famosi ed emergenti, è un'occasione per aiutare tutti i bambini affetti da Emiplegia Alternante, una malattia neurologica infantile molto rara, per la quale non esiste una cura. A.I.S.EA. Onlus , che si occupa di aiutare la ricerca, raccoglierà l'intero ricavato delle vendite dell'antologia, garantendo così la possibilità di dare una speranza ai bimbi che sono affetti da questo grave disturbo.
Leggete 365 storie cattive, per essere buoni!

Grazie a tutti coloro che aderiranno, anche da parte degli altri autori che potete trovare QUI

6 novembre 2010

Il mondo LIGHT

Se penso a quanto tempo ho sprecato cercando di cambiare le persone e le situazioni che non mi piacevano, mi chiedo se ero presente quando dio ha distribuito i cervelli. No, perché mi ci sono voluti 32 anni per capire che la pesantezza è sinonimo di fallimento. Che tutti i discorsi del tipo "se vuoi bene a qualcuno cerchi di adattarti, di non far pesare (che è pesante!)" valgono però non a tempo indeterminato. Anzi. Se e quando si verificano situazioni di questo tipo, è necessario, di più, è vitale darsi un limite. Altrimenti vieni trascinato via nell'ingorgo, e non è detto che tu renda felice anche l'altro. Il più delle volte è più felice dopo che ti sei levato/a dalle palle.

Però, ora che ho capito tutto questo, e che sono pronta a vivere la mia vita "light", a goderne per ciò che mi offre... sarebbe mica il caso che cominci un po' a succedere qualcosa?

30 ottobre 2010

Ars rigirandi

Di dieci cose fatte, te n'è riuscita mezza...

certo però che a me, questa continua inconcludenza in tutti i campi della mia vita, denaro compreso, ha rotto proprio le palle. Come faccio a svitarmi la testa e mettermene sopra una che finisce quello che inizia?

Mi sento un mosaico. Cubista.

26 ottobre 2010

Il tempo è un dono

Ho riflettuto, ho capito. Ho capito che quando ti rendi disponibile a dare il tuo tempo, intendo quello che è dedicato a te, che è "libero" ma per questo poco e dunque prezioso, gli altri non capiscono che è un dono. Non capiscono che è un regalo. E che quindi, per quanto insufficiente, è qualcosa per cui ti devono ringraziare. Però, sempre più spesso, finisce che tu investi molto tempo e anche denaro in progetti di altri, e che poi questi altri - PUFF - evaporano, e a te resta la preoccupazione di far funzionare le cose. Non le cose per te, le cose per questi altri, che però evaporano. E allora, questa volta, mi son detta: io ci guadagno? E non mi riferisco a soldi. Mi riferisco a gratificazioni personali. A gioia nel fare, nell'organizzare, nel vedere i risultati. E mi sono risposta che, se le suddette persone che ci mettono la faccia non sono interessate, forse anche io, che la faccia ce l'ho messa per fiducia (evidentemente mal riposta) e che in questo periodo non ho realmente tempo da regalare (perché mi serve per lavorare, mi serve per raddrizzare le cose che non vanno nella mia vita, mi serve per ME)forse dovrei desistere.
E desisto. Basta, mettiamo un punto che sia eterno a questa cosa del no profit.
Non esiste il no profit. O meglio, esiste nel cuore delle persone che ci credono come me, ma alla fine non interessa a nessuno e non ti porta da nessuna parte.
È doloroso dirlo, ben più doloroso mettere la parola fine a dei progetti personali. Lo feci un anno fa, desiderosa però di salvare qualcosa del lavoro svolto insieme a colleghi e amici che, come me, ci credono ancora e sarebbero anche felici di vedere dei frutti appesi all'albero, ma che dovrebbero avere altrettanto tempo da regalare, tanto quanto quello che serve a me. E che di fatto, non hanno. E chi meglio di me li capisce? Loro sono con me in quel cuore che pulsa.

E quindi, anche PromoArts finisce qui.
Il tempo è un dono. Nessuno può gestirvelo o sprecarlo per voi.

24 ottobre 2010

Il messaggio è conservare bottiglie vuote

Perché poi, è difficile spiegare certe giornate amare.
Difficile far capire agli amici quello che dovresti raccontare a uno psicologo. Perché è anche normale che tutti loro (tranne una, che praticamente potrebbe andare lei dal mio psicologo a raccontargli come mi sento) pensino che il problema sta alla fine, e invece no, è a monte. Parte da un rifiuto che prima di tutto è mio, nei confronti di me stessa. E se la prima persona che ti rifiuta sei tu, tutti gli altri poi diventano le conferme del fatto che hai ragione, che non ti vedi distorta, ma che sei davvero questa "cosa" che non ti piace e che non piace. Non è facile per niente prendere atto che il tuo corpo è diventato qualcosa che non è più quello a cui eri abituata, e che somiglia sempre di più a quello delle donne della tua famiglia, e che non vuoi diventare così, perché sennò sei loro, non sei più tu. Vaglielo a spiegare, a un uomo, che ti senti così e che non capisci perché uno senta la necessità di farti pensare che forse ti sbagli e poi però confermarti che hai proprio ragione. Vaglielo a spiegare senza sembrare una pazza, che non è colpa sua ma prima di tutto tua, e poi di tutti gli stronzi che hai beccato in precedenza. Vaglielo a spiegare che se spesso ti trasformi in Geppi Cucciari in una puntata di Zelig e racconti le assurdità che ti sono successe in passato non lo fai per intrattenere il pubblico, ma perché sei convinta che se le persone sanno cosa ti è successo allora non ti fanno le stesse carognate (o anche solo tiritere). Vaglielo un po' a spiegare, che vorresti solo sentirti donna. Ma che, un'altra volta, metti in saccoccia la conferma che c'è qualcuno in più che la pensa come te, quando è sobrio.

Nel dubbio, forse è meglio non dire nulla e passare per pazza.

17 ottobre 2010

Capire gli uomini versione 2.0 Remixed + Capire le donne vs. 1.0

Riprendendo questo post:

UOMO:

"Ho fame" = ho fame

"Ho sonno" = ho sonno

"Posso venire a casa tua?" = facciamo sesso

"Siamo troppo amici" = ho cambiato idea

"Non ti ho chiamata perché dovevo riflettere" = mi sto trombando un'altra

"prendiamo qualcosa insieme?" = e magari poi facciamo sesso

"non ci credo che tu non abbia amanti" = facciamo sesso

"mi dai il tuo numero di telefono?" = così magari qualche volta facciamo sesso


DONNA:

"Ho fame" = devo resistere, sono a dieta!

"Ho sonno" = che noia che sei

"Ahahaha che simpatico!" = ma hai intenzione di baciarmi o giochiamo a cirulla?

"sì, forse domani sono libera" = dove ho messo l'epilatore?

"sono ubriaca!" = è il momento buono per approfittarne, baby

"mi piace l'uomo che prende l'iniziativa" = gli ultimi quattro erano un disastro a letto

"Mi è passata la sbornia" = oh no, il quinto no!

"Non voglio una storia seria" = stavolta vedi di agire!

"ma no, non me la sono presa" = te la scordi almeno per una settimana

"Ma sì, dai, non c'è problema, ci vediamo quando puoi!" = avanti un altro!!!



Disclaimer: prendetela sempre e comunque con ironia... ma prendetela XD

13 ottobre 2010

La rubrica del cu...ore!

Care amiche,
oggi voglio consigliarvi un librino illuminante, che ho riscoperto per far fronte alle manfrine mie e delle amiche, che rispolvero però anche quando sento che il mio lato femminile (assai scarso già di per sé) sta minando il mio equilibrio interiore (e inferiore!). Autori del capolavoro, Greg Behrendt e Liz Tuccillo, già autori di Sex and the City. Il titolo, in pratica, è il riassunto del contenuto: La verità è che non gli piaci abbastanza.
Perché leggere un libro del genere? Fatevi un auto-test: vi sentite spesso ripetere cose come "non mi richiama, ma magari è ancora in ufficio" oppure "cavoli, non capisco: abbiamo trom***o come due ricci eppure è scomparso!" oppure ancora (e io con questa ci vado a nozze proprio, un classico!) "Non possiamo, siamo troppo amici", allora è giunto il momento di prendere un po' atto che La verità è che non gli piaci abbastanza. Noi donnine abbiamo un difetto ben più grande dell'innata capacità di prosciugare il conto in banca in un solo pomeriggio di shopping, ed è quello di trovare sempre delle scuse per il partner (o presunto tale). Ti dà buca e non avvisa? è uno stronzo, lascialo perdere. E no, non ha trovato traffico e non stava per chiamarti. Va avanti per un mese con bollenti sms ma poi quando torna la tua amica dalle ferie sparisce? Indovina un po' dov'è (realmente accaduta. A ME)?!? Si spara 300 km andata/ritorno per venirti a trovare tutti i fine settimana ma poi, messo alle strette, dice che non se la sente d'impegnarsi in una relazione (CIAO MARCO!!!)? Be' magari tu hai fatto bene a non sentirtela di mollargliela :) !

Ragazze, leggete di più, fate più sesso "alla pari", e incazzatevi di meno: essere "uomini" è la soluzione.


disclaimer: questo post è ironico, non prendetevela maschietti. A Marco non gliel'ho data, ma è tutt'ora il migliore amico che si possa immaginare. Non tutto il male vien per nuocere ;)

12 ottobre 2010

Oggi M'organ.

Questa mattina mi sono alzata blaterando cose astruse come "io è un altro", "lo zero non esiste", "niente è nulla", "tutto è mio" e ho concluso dicendo che "la questione è l'interesse nelle cose" e che alla fine "il messaggio è conservare bottiglie vuote".

Sarà una settimana interessante, per il mio neurone.

11 ottobre 2010

È pericoloso

...svegliarmi gli ormoni. Mammamia oh. XD

9 ottobre 2010

Cattiva.

Stavo ripensando, giunta in quella regione dimenticata per vie traverse e riflessioni su stati d'animo altrui, a quando in tutti i modi ho tentato di capire persone che si erano mostrate insicure, indecise, immature soprattutto. E allora ho riesumato un cd che non ho più ascoltato dall'ultima volta che ho chiuso la porta in faccia a una di queste persone e, pur non volendo, mi sono accorta riascoltando quelle canzoni che il ricordo dei sentimenti che provavo (seppure ormai completamente azzerati) è molto vivido. Dopo il post di qualche giorno fa sto lentamente rieducando me stessa ad affrontare i blocchi e superarli, anziché metterli a tacere. È una cosa che andrebbe fatta un po' per volta. A mente fredda però mi sono ritrovata travolta da certi meccanismi che avevo rimosso. Li vedo con distacco, e li vedo meglio. E sono giunta alla conclusione che sì, quella persona si è meritata la mia porta in faccia e tutte le cose cattive che si è sentito dire, non perché fosse il male, ma perché si era comportato con me in un modo meschino e non aveva avuto il coraggio di dirmi come stavano davvero le cose. Credo di averlo punito parecchio negandogli la mia amicizia, anche superficiale, perché era davvero affine a quello che sono, lui aveva certi lati che io sentivo miei, questo non è mai successo con nessun altro: io sono sempre stata io, nonostante gli altri. Ho composto moltissimo in quel periodo: di musicisti ne ho conosciuti ma con nessuno c'è stata quell'affinità artistica profonda e creativa, sempre in movimento, sempre all'erta, di pancia, di cuore, d'anima. Il mio pianoforte tirava fuori parole e lui, ascoltandole, le capiva; di più, imbracciava la chitarra e le completava. Eppure questo non ha impedito che andasse tutto a puttane, per cosa? Perché s'era innamorato di un'altra, una che "faceva discorsi strani", un po' stupidotta, "ma bella". E io? Eh, io per lui ero "un'artista vera, davvero una bella testa", ma a quanto pare stava bene con me solo per quest'affinità artistica di cui parlavo, perché per il resto non provava "assolutamente niente". E sì, capisco che non me lo avrebbe mai potuto dire in faccia così a crudo, ma un po' di sincerità pensavo di meritarmela, anziché dover vestire i panni di una bionda, per sentirmela dire, scoprendo così che avevo davanti non un uomo, ma un bambino, un ingenuo fino al midollo, uno che i sentimenti ce li ha ben incasinati, ma non si cura di chiarirli prima di danneggiare quelli degli altri. Questo sciocco ha cancellato in un attimo tutto ciò che provavo per lui: ora non è più la stessa cosa, lui non è più quella metà artistica di me che sentivo così forte. È diventato "quello di Torino", quello che mi ha cercata, mi ha allontanata, mi ha cercata di nuovo e poi mi ha messa via come si fa con un vecchio disco che non emoziona più. Eppure lo so che quel disco ogni tanto lo prende in mano: ma non riesce a ricordare più una sola nota, perché io gli ho graffiato il vinile.

E un po' ci godo ancora.


(Silencio.)

Spuntava la primizia dei tuoi seni
come in mare due punte di scoglio
li hai messi nelle mani di chi afferra
concessi come l'uva nella bocca

Tu sei il limite di chi cerca la terra
tu sei il limite di chi ti tocca
tu sei l'antipatica e la bella
sei quasi nuda ossia vestita quasi
ma spogliata diventi un quesito
per chi ti abbraccia come un suo vestito
e 'non ho niente' dici 'non ho niente'
tutti pensano che non hai niente addosso
dici 'vero ma quel che posso
è il mio sentimento e niente addosso'
Tu sei il tuo processo ad ogni passo
ad ogni passo come se ballassi.
Tu sei la confessione ad ogni canto
e geme il godimento e gode il pianto.
Crediamo di creare i sentimenti
li leghiamo ai piaceri e ai tormenti
li diciamo coi sospiri e coi lamenti
li giuriamo come se non fosse vero
che noi proviamo quello che proviamo.
Li vogliamo assurdi come fantasie
li vogliamo credibili ma li diciamo
con parole incredibili
e gli diamo una ragione col cuore in mano
li vogliamo capire e non li capiamo
e cosi' li soffochiamo con quelli che
noi crediamo sentimenti.

Spuntava la primizia dei miei seni
come in mare due punte di scoglio
li ho messi nelle mani di chi afferra,
concessi come l'uva nella bocca

Io sono il limite di chi cerca la terra
io sono il limite di chi mi tocca
io sono l'antipatica e la bella
io sono il mio processo ad ogni passo
la confessione di un mio gesto e' un ballo
io sono il mio processo ad alta voce
e, se confesso che respiro, io canto
facciamo un gioco bello come il mare
sono io mi faccio attraversare
il corpo nudo, limite del mondo
si muove come l'acqua con i fianchi
si muove da vicino all'infinito

il tempo è come leggere la sabbia

e noi pensiamo ai passi che lasciamo
ma l'orma dell'amore la ignoriamo
ci solleviamo, andiamo via di là
lasciando un vuoto di felicità.

8 ottobre 2010

Silencio.

Era da parecchio che non ascoltavo musica. Io, che per anni sono vissuta soltanto di essa, solo grazie ad essa e alle note del mio pianoforte, non ho acceso lo stereo per mesi. Ieri ho ripreso in mano l'ipod. E ho capito il perché di questo silenzio. La musica è ancora il mio punto debole, la sola cosa che mi scioglie in lacrime come ghiaccio al sole in questo momento di stand by emotivo che ormai non so dove mi porterà. Non posso permettermi di avere un punto debole in questo momento.
Ho chiuso di nuovo l'ipod, e l'ho messo via.

13 settembre 2010

La libertà di essere chi vogliamo

Vorrei esprimere un pensiero riguardo alla polemica (a mio parere perfettamente inutile) che si è creata attorno alla notizia che al concorso di Miss Italia 2010 ci fosse una ragazza transessuale.
Perché in tutta onestà proprio non riesco a capire com'è possibile che da un lato si festeggi la vittoria morale di un Luxuria al parlamento e dall'altro si scateni un polverone per un fatto che, se fosse vero, sarebbe sì privato, ma nello stesso ambito di libertà che una grossa parte della popolazione italiana ha sempre cercato di difendere scendendo in piazza. Più che la reazione di Alessia (che potrei anche capire in quanto alle medie ogni volta che mi scambiavano per un maschio, complice un taglio corto e un sopracciglio alla "Elio", mi veniva il lacrimone), mi sconvolge quella dell'intero programma, della Mirigliani, della Carlucci, di alcuni giornalisti che credevo equilibrati, e che invece di calmare le acque si sono schierati attorno alla poverina per difenderla dall'offesa. DALL'OFFESA. Quindi deduco che tutti quanti pensino che essere una trans sia un insulto. Lo trovo molto grave. Il mio timore è che in Italia siamo tutti antirazzisti a patto che non ce l'abbiano con noi; e tutto ciò è squallido.
Dite qualcosa per farmi cambiare idea, altrimenti prendo la cittadinanza Svizzera.

9 settembre 2010

Check and GO (soprattutto GO)!

Ho finalmente preso coraggio e mi sono iscritta in palestra. Voi non lo sapete ma è un fatto epocale: l'ultima volta che ho fatto attività fisica per bene avrò avuto 13 anni... o forse pure meno! Complice un'asma giovanile rompiballe, al liceo stavo sempre male e avevo la giustificazione quinquennale. Il che mi ha portata a impigrire il mio corpo al punto tale che il metabolismo di punto in bianco ha deciso di lasciarmi e io ho cominciato a somigliare a Marisa Laurito (e non solo di faccia come al solito). Ho scelto la Virgin Active non perché pensi sia meglio di altre ma perché ha tanti attrezzi(cosa che mi era assolutamente necessaria, dato che il nutrizionista mi ha praticamente urlato che debbo aumentare la muscolatura) ed è vicina al mio posto di lavoro. Per chi non lo sapesse, lavoro in una palestra (Spaziodanza... pubblicità! :D), ma è più una scuola (OTTIMA, tra l'altro) di danza che un posto dove allenarsi per fare muscolo, di attrezzi non ce ne sono e il dottore mi ha detto senza tanti preamboli che fare aerobica a me non serve a niente, per cui per una volta che avrei potuto fare qualcosa gratis mi è toccato comunque scucire soldi che avrei volentieri speso in alcool. Insomma, penso di essere l'unica al mondo che quando esce dalla palestra va in palestra. Comunque, ieri, "spronata" da un amico già iscritto da anni ("alza il culo altrimenti ti prendo a sberle") ho fatto la mia prima lezione. Blanda, ovviamente, perché il bello arriva venerdì con il "check & go", l'allenamento con il Personal Trainer che ti compila la scheda personale e ti dà i compiti da svolgere ogni volta che vai. Nel frattempo, però, vi posto un video dove mi si vede entrare con passo deciso, e approcciare professionalmente il tapis roulant. Enjoy, perché è andata ESATTAMENTE così. Quando si dice talento...

Ema: ...e poi per aumentare la velocità c'è quella leva a destra..."
Io: ok, questa? [preme ma non succede niente]Uhm, forse non funziona... [riprova, ma non succede niente] e che caz... VAI! [tiene rovinosamente premuto] Sì, adesso aumenta, Ema, così però è troppo veloce... Ema... EMA... EMAAAAAAAAAAAAAAA!

*SPLUT*





4 settembre 2010

Sorprese con l'X-Factor

Quest'anno non mi sarà possibile tergiversare fino all'ultimo su chi sia il mio preferito, perché io ho già una scelta. Una scelta che feci, in verità, già nel 2004, quando ascoltai per la prima volta il demo di un gruppo romano davvero in gamba e, più di tutto, più del sound, più del ritmo coinvolgente, mi colpì la Sua voce, così particolare, "graffiata" ma intensa, commovente, forte e piena. E quando chiesi a tutta la band di suonare per la mia webzine al Madeleine di Via della Maddalena, e accettarono, - lo ricordo come fosse ieri - lei mi sembrò uno scriciolo, e glielo dissi. Sul palco non tradì le aspettative di tutti noi e sparò la sua voce con una potenza e un'intensità indimenticabili. Piccola ma grintosa, dolceamara, e piena di talento.

Quest'anno sul palco di X-Factor canterà una voce che per parecchio tempo mi ha fatto da sveglia e ninnananna, sulle note di Thorns dei "Damage Done", una voce che è familiare, e mi riporta indietro in quel locale che ho amato e che ora non esiste più, dentro quell'atmosfera al contempo dolorosa e magica.

Buona fortuna Nathalie, di cuore.








27 agosto 2010

Freddie VS Freddie

Ieri sera sono andata al cinema sotto casa per vedere un film che aspettavo da tempo con impazienza, in quanto ero certa che mi avrebbe ricordato le amenità e le dolcezze dell'infanzia, i sogni, i giochi, la spensieratezza, l'allegria... esatto, proprio quello! Parlo di "Nightmare on Elm Street".
Dovete sapere che io ho iniziato a essere una dark a cinque anni, quando ho capito che avrei voluto disegnare le occhiaie al piccolo innocente compagno di asilo che mi aveva chiesto di diventare la sua fidanzatina (all'epoca avevo più corteggiatori di adesso).
Tra i miei amori virtuali, il più assurdo era certamente Boy George (...ma questa è un'altra storia), ma subito dietro di lui (intendo sul podio) c'era Robert Englund as known as nientemeno che Freddie Krueger, l'uomo con la manicure peggiore di quella di Florence Griffith. Non so spiegare bene per quale motivo non mi terrorizzasse l'idea di flirtarci, ma di lui non ho mai avuto paura, anzi, quasi lo stimavo perché riusciva a non fare dormire le belle ragazze, contrariamente a molti dei miei vetusti spasimanti.
Sta di fatto che, quando mi sono accorta che avrebbero presto proiettato nelle sale il remake del primo Nightmare, mi sono emozionata. Ci sono però un paio di considerazioni post visionem che vorrei condividere in questa sede per evitarvi di rovinare anche i vostri sogni di gioventù, e senza l'aiuto di Freddie.
  • Ok ragazzi, DIVIDIAMOCI!
    Va bene che esiste il principio di sospensione d'incredulità, ma non posso accettare che, dopo avere assistito personalmente all'assurdo suicidio di un amico nel sonno, possa mai venirti in mente di andare in piena notte nel garage per tirare giù la scala che porta in soffitta e il tutto con in mano una torcia elettrica a 1 Watt. Se poi viene il babau a prenderti, non ti lamentare. Sta solo liberando il mondo dai cretini (altro motivo per cui AMO Freddie).

  • Rivogliamo Robert Englund
    questo paragrafo avrebbe potuto intitolarsi anche "Samuel Bayer non capisce un tubo", perché il vero problema, oltre a quello che ormai mi sono abituata alla faccia di Englund, è che questo Freddie è abominevolmente PIATTO. Mi spiego: Krueger del 1984 aveva una personalità da vero bastardo dentro, prendeva in giro le sue vittime, a volte riusciva persino a essere simpatico, spesso faceva tenerezza (tipo quando i bambini della sua età lo scherzavano); questo "coso" - che sembra il cinese in coma delle barzellette di Verdone - interpretato da Jackie Earle Haley*, invece, non riesce nemmeno a fare paura. È brutto, è cattivo, puzza certamente di bruciato e ha un maglione identico a quello che portava Englund nel 1984, ma non riesce a sembrare credibile. Se non fosse stato per il regista, che dissemina ovunque, persino esagerando, scene in cui qualcuno arriva da dietro all'improvviso, ci saremmo tutti addormentati in sala restando in linea con il concept della trama, e forse più soddisfatti della spesa del biglietto.
    A tutti coloro che vogliono girare remake di horror passati alla storia, bisognerebbe ricordare che bisogna essere umili quando si ha a che fare con un personaggio che "vive" aldilà della sceneggiatura che gli ha dato vita. Freddie Krueger è ormai da anni nelle pagine della storia del cinema come se fosse esistito veramente. Non ci si riferisce a lui come "il mostro di Nightmare on Elm Street", ma come Freddie. Lui è Freddie e basta, e tu, regista che ti credi furbo, se deludi lo zio Freddie stanotte rischi di non fare un bel sonno. Capito?

  • Colonna Sonora? Si mangia?
    Altra cosa che Bayer non deve avere afferrato è che la musica ha la sua importanza, in un film: la sensazione inquietante che la colonna sonora del vecchio Nightmare riusciva a metterti sotto la pelle, tra filastrocche (1 2 3 Freddy vien da te / 4 5 6 Dimmi dove sei / 7 8 9 Freddy fa le prove/ fa paura la sua voce /finiremo sulla croce, questa notte non dormire!) e un "tema" inconfondibile seppure breve, non si può sostituire con il sangue finto o la computer grafica.

  • Non ci sono pause
    Questo, a mio parere, è il difetto peggiore del film. La mia è un'impressione che si basa sullo sbiadito ricordo della prima visione di Nightmare, ma mi pare che i tempi siano troppo frenetici. Arrivi alla fine con la sensazione di avere appena visto il Bignami dell'originale.

  • MakeUp contest (sconsigliato agli impressionabili)
    Secondo voi, quale di questi trucchi di scena sembra più realistico? Quale vi pare più "di gomma"? Quello a destra o quello a sinistra? Per votare clicca sulla FOTO e poi lasciami un commento, anche se so già quale sarà la tua risposta! Ah, se vuoi puoi insultare anche i truccatori.

Per concludere: se avete voglia di rivedere Freddie vi consiglio di comprare i DVD della vecchia serie e goderveli sul plasma a casa.

Oppure, in alternativa e se proprio non volete rinunciare all'HD... fatevi un bel pisolino.



* Ma chi è??? Chi è??? Come si permette di prendere il posto di Robert Englund!


23 agosto 2010

Una stanza tutta per sé

Vorrei fare un viaggio da sola, prenotare una singola e godere del mio tempo, senza condizioni, senza limiti, forte soltanto della libertà che mi manca ogni giorno, perché devo rendere conto a persone che mi amano ma non so se capiranno mai che è la mia vita, e che se fin'ora ho stretto i denti è solo perché non voglio ferire nessuno con questa smania, questo desiderio bruciante, di essere sola. Vorrei per un po' staccare la spina e fare foto che abbiano solo me e il paesaggio come soggetto, perché è così bello poterle poi mostrare a chi si ama, poter raccontare loro un entusiasmo che ormai non ricordo più che faccia abbia. Vorrei poter in questo modo creare il mio stesso salvagente, non considerandolo una nuova vita, ma una semplice isola dove potersi leccare le ferite e tornare sani e più forti, per esserci, per dividere i fardelli. Vorrei che anche gli altri sentissero naturale questo mio buttarmi a mare verso lidi sconosciuti, che possano essere solo miei e che possano caratterizzarmi, al contrario di quanto faccia seguire una corrente in cui mi sento una goccia in mezzo ad altre migliaia.
Vorrei riconquistare momenti che fanno di me quella che sono. Le MIE esperienze, i MIEI desideri, il MIO spazio.
Ne ho bisogno come l'ossigeno, perché non ricordo più quando ho iniziato a sentirmi come se mi mancasse sempre l'aria. In apnea, da una vita.
E non ce la faccio più a essere un'altra cosa da me stessa.

22 agosto 2010

Tempo di riscuotere le scommesse

... e che riscrivo a fa'. Basta rileggere QUESTO.

10 agosto 2010

Pessime storie: il prof. che non aveva capito niente

Di solito do consigli sui libri da acquistare, a questo giro invece aspettatevi peste e corna. Perché il libro che vedete a lato, "Bianca come il latte, rossa come il sangue" di Alessandro D'Avenia, tanto osannato dalla critica e spinto dalla casa editrice, è veramente un esempio di ciò che di peggio la letteratura contemporanea sta partorendo nel nostro secolo. Se Paolo Giordano vi è sembrato sopravvalutato, aspettate di leggere (in biblioteca, mi raccomando) questo: un concentrato di banalità e di superficialità da far spavento pure a Moccia (che, tutto sommato, non ha mai preteso d'essere preso sul serio).
Di questo volume salvo solo l'idea di contrapporre i due colori, bianco per il vuoto e rosso per l'amore. Ero partita entusiasta alla lettura della prima pagina: mi aspettavo una storia "rossa come il sangue" e invece è stata solo "bianca come il latte". Di più: insapore. E soprattutto, mi ha fatto una gran rabbia. Perché non c'è spessore in tutto quel flusso pretenzioso di parole messe in bocca a un sedicenne. E pensare che l'autore è un insegnante, uno che dovrebbe cercare di dare gli strumenti giusti ai ragazzi, quelli che ti serviranno poi, da adulto, per stare a galla durante il maremoto. E invece cosa fa? Li riempie di vacuità semplicistiche, da prete di periferia, oserei dire.
Il modo in cui il prof. D'Avenia affronta di superficie il cervello di  Leo, protagonista adolescente, si macchia di un peccato ulteriore e imperdonabile per uno scrittore: non c'è abbastanza adesione emotiva nella narrazione.
Ho vissuto da ragazza quello che ha vissuto Leo, pur non essendo innamorata del mio compagno di classe che si ammalò a soli quindici anni. E davanti al dolore e all'improvvisa tridimensionalità della morte, che quasi abbracci nel suo disgregare la dignità e il corpo della persona, non conta più né sogno né illusione. C'è solo una profonda impotenza, un senso di smarrimento che ti divora l'anima, perché non lo accetti, non puoi accettarlo a sedici anni, che tutto debba finire prima che inizi. Non c'era nessun "caro Dio" a cui scrivere, solo tante domande senza risposta, tanti perché, che nessun adulto può riuscire a spiegare, e rabbia. Non la rabbia raccontata in queste pagine, che è più simile a un capriccio che a una reazione a un profondo silenzio Celeste. Non si può scrivere a tavolino un dolore di tale sorta, solo perché lo si ritiene "educativo" o "d' impatto" per i potenziali lettori. Non serve la retorica per spiegare la vita. Il dolore è quanto di più riesca a farci capire quanto essa valga, ma anche quanto sia profondamente ingiusta. E silenziosa: bianca come il latte.


30 luglio 2010

Crescere

Ieri ho fatto un salto alla libreria sotto casa, quella di fiducia, dove acquistare un libro non mi appare come il gesto di una massaia che stia scegliendo i broccoli al supermercato. Non c'era la mia amica Chiara, che lavora lì ed è uno dei motivi per cui quel posto non mi sembra anonimo, ma ogni volta che metto piede nel suo negozio respiro un po' del mio passato. Io e Chiara non eravamo grandi amiche al liceo, ma abbiamo condiviso lo stesso spazio vitale per cinque anni che mi sono sembrati lunghissimi, al contrario dei tredici successivi che invece sono volati via.
Da Voltapagina ieri ho acquistato due libri. Il primo scritto da una giovane trentenne di Roma, Rossella Rasulo, dedicato al mondo degli adolescenti, con un titolo, "Ti voglio vivere", che a mio parere distrae un po' dall'intento reale della storia (no, pare davvero che Moccia non c'entri nulla, tranquilli). Il secondo, "Devozione", di Antonella Lattanzi, è completamente agli antipodi: una storia densa, dolorosa, di giovani non più adolescenti ma non ancora adulti e di eroina, di "corpi degradati, corpi innamorati", come recita la frase di Starnone impressa sulla fascia di copertina. Rossella e Antonella, due donne che hanno la stessa età, la stessa passione per la scrittura, ma che non potrebbero narrare della vita in maniera più diversa. Eppure, è così, parlano dello stesso fragile mondo, guardandolo da due prospettive differenti.
Questa mattina, coincidenza notevole, nell'aria c'è quell'odore di fresco che si sente in autunno, quando ricominciano le scuole. Mi mancava quell'odore, e mi ha riportata indietro, ai tempi del liceo, quando vivere mi sembrava più un esercizio di sopravvivenza, di adattamento a una forma che non riconoscevo mia.  Mi sono ritrovata a chiedermi ancora una volta dove fosse finita quella ragazza sottile, smunta e con gli occhi cerchiati di kajal, che scriveva come una forsennata di mondi dove non c'era disagio, non c'era solitudine e non c'era fallimento, che apriva un libro e ci trovava il senso del proprio respiro, che svaniva e diventava quasi invisibile in quella classe di persone brillanti, vincenti, con un futuro delineato. Mi si ammoniva, dal mondo degli adulti, di essere "troppo" espansiva, "troppo" emotiva, "troppo" entusiasta di tutto, "troppo" sensibile. E così il resto del tempo l'ho passato a cercare (spesso senza riuscirci, per fortuna), di sembrare l'opposto, per far piacere al branco, e a quegli adulti che oggi mi ritrovo a giudicare con severità, e che avrebbero dovuto capire, cercare di portare alla luce certi tesori e talenti sommersi, e che invece hanno fallito soffocandoli in nome di convenzioni e ideali di vita che non dovevano essere imposti, casomai scelti. Togliere la scelta (e gli errori) a un adolescente è creare un adulto incerto e disorientato. Chissà dove è finita quella ragazzina sottile con gli occhi che ridevano. Mi piace pensare che appaia, ancora, solo a chi davvero sa riconoscerla.

20 luglio 2010

Volta la carta

Certi disastri, non sai perché, ma ti capita di scoprire di averli amati tanto da consumarti l'anima. Forse è masochismo, forse istinto all' autodistruzione; o forse è solo perché siamo esseri umani, e sbagliare continuamente è sinonimo di vita.

7 luglio 2010

Vergogna

Questo servizio non è logicamente andato in onda al TG nazionale delle 13.







In fondo, se avessero ragione i catastrofisti, se il mondo dovesse davvero finire nel 2012, ecco, a volte penso che non sarebbe poi così terribile. Senza per forza dover chiamare in causa il divino, abbiamo avuto dall'universo un pianeta che si è offerto a noi sfamandoci, dissetandoci, riempiendo il cuore e la pancia, permettendoci di evolvere. La nostra natura curiosa ci ha portato a scoprire cose nuove e a migliorare la nostra vita. Oggi stiamo sporcando e distruggendo tutto. Petrolio in mare, distruzione di foreste, inquinamento, effetto serra, desertificazione. L'egoismo proprio dell'umanità, che non è capace di un rapporto simbiotico con il pianeta Terra, ma soltanto parassitario, succhia, comprime, svuota, smembra, straccia, calpesta. E questo egoismo che invade ogni cosa non si ferma davanti a nulla, nemmeno dinanzi alla perdita, al dolore, alle tragedie degli uomini stessi. Si ride sulle macerie che seppelliscono i nostri connazionali, si truffa, si fa scempio dell'altrui dignità, si promette per mettere a tacere; il problema, pensano certuni nostri politici, non esiste se  le persone non vengono a sapere, e quindi non se ne parla.

È questo il nodo che viene al pettine: la sabbia copre, perché la memoria non perdona.

12 giugno 2010

Ubriacatevi

È uno strano pensiero, ma ha qualcosa di ovvio, specie se scritto appena prima di un'immersione in un weekend lavorativo che mi toglierà tutto il tempo libero che ho, e che precede una settimana che mi vedrà occupata mattino-pomeriggio-sera tra ripetizioni a esaminandi, articoli e interviste in giro e consueto lavoro.
Mi manca la letteratura.
Mi manca alle lacrime.
È ormai troppo tempo che non prendo in mano un libro senza doveri allegati, solo per assaporarlo, solo per me. Mi mancano le cene letterarie con gli amici, quelli che riescono a capire perché piangi disperato dopo essere arrivato all'ultima pagina. Mi manca il vino di quelle cene, mi manca quella speciale atmosfera intima che cancella tutto il mondo fuori per qualche ora. Almeno per un poco, come un po' d'acqua fresca sulle ferite di tutti noi.

A voi, che siete stati compagni di convivio e so che leggete queste parole, dedico questo brano di Baudelaire tratto da "Lo Spleen di Parigi".

"Ubriacatevi. Bisogna esser sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l'unico problema. Per non sentire l'orribile fardello del Tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra, bisogna che vi ubriachiate senza tregua.

Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro, ma ubriacatevi.

E se qualche volta, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all'onda, alla stella, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio, vi risponderanno: "È l'ora di ubriacarsi! Per non esser gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro." 


8 giugno 2010

365 racconti erotici per un anno... in libreria dal 10 Giugno!

L'antologia "365 racconti erotici per un anno", edita da Delos Books che contiene il mio racconto (al 30 Luglio di questo inusuale calendario erotico) è finalmente disponibile al sito www.delosstore.it 

Sarà inoltre disponibile nelle maggiori librerie italiane a partire da Giovedì 10 Giugno 2010. Richiedetelo al vostro libraio!

Quest' estate si preannuncia mooooooolto calda...

2 giugno 2010

Geniale

Sono usciti i nuovi controlli Privacy di Facebook.
Prima potevi scegliere se rendere privato quello che scrivi ad amici, amici di amici, o tutti.
Ora puoi scegliere se rendere pubblico quello che scrivi ad amici, amici di amici, o tutti.



Però 'sto Zuckerberg, non ci avrei mai pensato.

30 maggio 2010

La verità è che non devi piacerti abbastanza?

Signore, mi rivolgo solo ed esclusivamente a voi.
Io credo che sia palese a tutte che l'industria della moda stia giocando sempre più sporco nel proporre modelli di donne che, un po' per statistica, un po' per questioni biologiche, non rappresentano la donna mediterranea media. Non parlo solo delle modelle anoressiche, che sono così secche e spigolose che nessun uomo sano di mente vorrebbe avere nel letto: mia nonna diceva "le donne troppo magre* sono come pantaloni senza tasche, non sai dove mettere le mani", e aveva ragione.
In questa sede mi riferisco alla ormai evidente pressione psicologica che le false taglie esercitano sulla nostra psiche.
Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si deprime a morte quando si pesa: cerco di affrontare la cosa, magari mi lagno un po', ma poi concordo con le amiche sagge che mi dicono di non rompere, muovere il sedere e andare in palestra. Insomma, so che un buon 50% della colpa dei miei lardi è tutta mia, e me la tengo. Però ieri sono andata a fare spese. Nonostante da qualche tempo sia tornata piuttosto tonda, sono riuscita, grazie anche al buon gusto di una signora che ha una boutique ("First Lady") qui a Genova, a uscire soddisfatta con abiti che mi hanno fatta sentire bene per tutta la sera, passata con le mie Amiche al cinema, in occasione della seconda proiezione di Sex and the City: delle gran fighe che vanno a vedere delle gran fighe, insomma. Ma prima di giungere in quel luogo, le tappe sono state numerose e tutte hanno prodotto lo stesso risultato.
Facciamo un po' di outing per capirci: Io ad oggi peso 65 kg per  160 cm, che è un bel po' ma non è certo obesità. Non sono malata: sono sovrappeso. Come tante altre donne dal fisico mediterraneo. Ebbene, su dieci pantaloni misurati in diversi negozi, tutti di taglia L, XL, 46, 48 e addirittura taglia 50 (avete letto bene, taglia 50) non ce n'è stato uno che riuscissi ad abbottonare. NON UNO. Addirittura in un negozio ho chiesto aiuto alla commessa che mi ha risposto: "eh, non trova niente perché teniamo solo fino alla 44, mi spiace". Ti spiace? Anche a me spiace, soprattutto di dover leggere nel viso di una che è donna tanto quanto me che un discorso come questo è sentito come "giusto".

Ragazze, NO: non è giusto che siate magre e nonostante questo non vi entri una 42 o una 44 che negli anni '80 probabilmente vi sarebbero state anche un po' larghe. Non è giusto che le ragazze come me, un po' abbondanti sia di culo che di seno si sentano costrette ad andare nei negozi che tengono solo taglie che partono dalla 46 per trovare di che abbigliarsi. Non è giusto che la società faccia sentire una donna ancora nella media un cesso ambulante solo perché ha un po' più grasso sulle chiappe. Tutto questo è ridicolo.
Cristo, siamo come siamo, prendiamoci le nostre responsabilità se è colpa nostra, ma che sia il mondo in cui viviamo a dirci che non c'è spazio be', questo è inaccettabile. Chi stabilisce i target, se non le case di moda? E chi siete voi, cari signori, per dire che una donna con più curve non ha il diritto di sentirsi bella come tutte le altre? Cosa ci guadagnate a buttare psicologicamente nel panico una fetta di vostre potenziali clienti?
Cos'è, una selezione di materiale umano? Un tentativo di forzare le leggi di Darwin?
Per favore, ragazze, non cascateci. Mangiate sano, fate sport se non vi piacete, o lagnatevi con le amiche come faccio io; ma non esagerate nel volervi magre e non fatevi del male in nome di uno standard che è una bugia. Se proprio non vi piacete ci sono un sacco di medici in gamba che, proponendo una sana alimentazione, sono in grado di farvi capire come si può essere belle fuori come lo siete dentro. Ma soprattutto, ricordatevi che è ancora quel "dentro" che continua a contare di più, anche quando i media vi dicono il contrario.




*Chiarisco che non sto parlando di fisici asciutti ma dall'aspetto sano: se avete la fortuna di essere fatte così siete in dovere di fare manutenzione, magari pensando a come potenziare il vostro corpo attraverso il rassodamento e il mantenimento dello status quo. In questa sede faccio riferimento a quel "magro" così eccessivo da sembrare "malato".

29 maggio 2010

Sogni

Mi sento come Rosa in "Tutti pazzi per amore", quando, avvinghiata al baby sitter ventiquattrenne dei suoi figli, urla "ma sei troppo gggggiooooovaneeeeeeeeeeeeee"!
Solo che io me lo sono solo sognato, il ventenne sexy. E confermo: è troppo gggggiiovane!

17 maggio 2010

Caro dietologo, ti scrivo

Il mal di schiena non mi dà tregua, il fine settimana da reclusa non ha portato giovamento e oggi mi tocca lavorare, o almeno ci provo. In più ho avuto la malaugurata idea di pesarmi; sono ormai mesi che non mi presento più alle visite di controllo del dietologo, e ovviamente mi sono spaventata talmente tanto che ora somiglio all' "Urlo" di Munch. Per rimediare mi sono rimessa a stecchetto e ho scritto al dottore, giuro, quanto segue:



Gent. mo Dott. Zixxxx, colpevole di non essermi più presentata alle visite, confesso di avere trascurato anche la dieta, e per questo di essere stata punita da me medesima con conseguente aumento di peso. Da oggi, onde evitare un suo opportuno e puntuale “cazziatone”, mi rimetto in carreggiata e riprendo in mano le sue ricette. A mia discolpa posso solo dire che è un periodo molto duro, in cui il cibo è stata unica fonte di gioia, mentre tutto il resto ha ormai assunto le tonalità dell’incubo.

Mi scuso ancora
Cordiali saluti.



Speriamo che al prossimo peso non mi lanci il portacenere di marmo.

15 maggio 2010

Non ho l'età

O dovrei dire "non ho più l'età". Eppure mi avevano detto che la decadenza sarebbe cominciata intorno alla trentina, solo che non ci credevo. Ho mal di schiena da quattro giorni, e ovviamente in questi quattro giorni ha continuato a cadermi roba: penne, fogli, libri, balle. Questo fine settimana lo passerò sul divano a leggere, in compagnia di un buon libro, del the, e del mio fedele bastone (ah, il mio nuovo amico! Come lo chiamo? Mario?). Tutto sommato è colpa mia, ho sempre detto che volevo somigliare alla Fallaci, però ecco, non a settant'anni.

p.s. quando comincerò a prendermela con gli amici gay e con etnie diverse dalla mia,  per favore, sparatemi.

12 maggio 2010

Creativi dentro

Apprendo ora che il figlio di Piersilvio e Toffanin si chiamerà Silvio. Berlusca ha imparato dai cinesi come non morire mai, e mò so' cazzi.

10 maggio 2010

Maggio, su, coraggio.

Se questo tempo di cacca continua, finirà che dovremo vendere l'auto e comprare un'arca tre porte.

1 maggio 2010

Autodedica


...Dooottoooreee!!!



27 aprile 2010

Colloqui

 Agenzia di servizi. Arrivo e mi mettono a fare un test di un'ora. Capisco che il lavoro che propongono è quello di stare otto ore davanti al pc a selezionare le notizie che potrebbero interessare al cliente. Finisco il test con notevole appesantimento di palle (opportunamente coltivate in casa per esigenze come questa).

Intervistatore: "che vorrebbe fare nella vita?"

Io: "Be', la dottoressa la psicologa il fonico la pianista la cantante la giornalista la scrittrice la regista la traduttrice l'insegnante l'addetta stampa l'organizzatrice di eventi  la cuoca la copywriter l'account la segretaria ma di certo NON IL MOTORE DI RICERCA UMANO!"

23 aprile 2010

Marchette

Qui è stato pubblicato il mio racconto per "blu su bianco", il concorso di Müller (bravi, proprio quello dello yoghurt). In palio un giorno a spasso per Torino con Baricco. A casa mia si dice "non si butta via niente"!

Se vi piace commentate, se non vi piace commentate comunque, anche qui, vi capirò.

13 aprile 2010

Consigli per gli acquisti

In libreria, a partire da Giugno 2010. Alla pagina dedicata al 30 Luglio, c'è il mio racconto, "Pietra e Carne", insieme a quello di Cristina Origone, Barbara Baraldi, Jacopo Fo, Cristiana Astori, Gabriella Saracco, Stefano di Marino, Eliselle, Danilo Arona, e altri ancora per un totale di 365 autori e altrettanti racconti a tema erotico...

10 aprile 2010

Ansia da week end

Questa mattina il mio fratellone ha scritto che "c'è da affrontare un altro week end". Queste parole mi sono sembrate tanto reali che quasi mi è sembrato di vederle sul tavolo della mia cucina in 3D come i nomi dei luoghi nel telefilm "Fringe" (esempio a lato). Si tratta di un disagio che accomuna molte persone e che colpisce anche la sottoscritta, l'ansia da weekend. Per me il fine settimana è diviso da una linea netta: sabato casino con gli amici, domenica fatti miei. E il contenitore fatti miei comprende dormicchiare, guardare un film in dvd, leggere, dedicarsi alla scrittura, allo studio, alla musica (preferibilmente la mia; ma questo è un po' che non accade perché ho la tastiera rotta. Sigh). Il Sabato, quindi, si rivela essere il giorno più stressante della settimana, perché bisogna essere all'altezza. All'altezza dei programmi che gli altri si aspettano tu possa tirare fuori (e che di solito non hai), all'altezza di soddisfare le aspettative che la tua partecipazione ad eventi o cene o aperitivi non deluda nessuno (tipo che sei di nuovo a dieta e per sette giorni hai rispettato le regole, ma ti si chiede di uscire prima di cena il che implica il cenare fuori, e non sai come fare a dire che non puoi, perché poi gli altri ci rimangono male o - peggio! - pensano che non ti fa piacere vederli. Se leggete queste righe: sono solo A DIETA! È una cosa tra me e il mio culone), all'altezza (be', non sono mica Madre Teresa!) anche delle tue aspettative: vorrei anche staccare un po' la spina e divertirmi (senza ubriacarmi. Anche questo concetto è difficile da capire per chi non è A DIETA!). Insomma, ha proprio ragione il mio fratellone: il weekend è il momento più faticoso di tutta la settimana, quello in cui riponi maggiori speranze e quello che rischia di deluderti di più. E questo perché per i restanti cinque giorni si lavora.

Io propongo di invertire le due cose, lavorare due giorni, starsene beati a fare un cà per cinque, e vedere se la situazione migliora.

9 aprile 2010

Ogni promessa è debito...

Guardate un po' qui! :)

http://www.simonenavarra.net/

5 aprile 2010

Gatto rognoso, bel gattone, puzzi come un caprone ♫♪♫♪♫

Il gatto di Lisa e Claudio è un micio speciale. Non so come, è riuscito a farsi adottare nonostante sia un batuffolotto spelacchiato, malaticcio e con un alito pestilenziale (da cui il criptico - ma anche no - nomigliolo di "Puzzonio"). Gli piacciono le coccole, il caminetto e soprattutto le crocchette, e quando è l'ora della pappa segue il padrone e comincia a torturarlo di "miaaao miaaao miiiaaa, mmmiaaao, mmmaao, mmmiaaao" finché quest'ultimo non cede e non torna con la scatola. Ma la cosa che ai miei occhi lo ha innalzato da "comune e mediocre felino" a "micio puzzone preferito", è stata questa:







Sono certa converrete con me che Puzzonio è una spanna sopra!

2 aprile 2010

Il senso della notizia

Mio malgrado debbo adattarmi a quella che è la professione del giornalista di oggi, ma trovo molto più affascinante chi ha imparato dalla strada, chi ha visto con i propri occhi dove si nasconde la notizia. Al giorno d'oggi, un giornalista, se vuole, può scriverselo da solo il giornale. Parlo a puro livello teorico, perché a nessun professionista verrebbe mai in mente una cosa del genere, però è possibile. Ci può anche mettere diciotto ore, ma ce la fa. Perché la notizia, ormai, non sei più tu a cercarla, è lei che trova te; te la mandano direttamente in casella di posta elettronica, e tu, comodamente e pigramente seduto sulla tua sedia, spulci, selezioni, verifichi al telefono. Nulla di quello che hanno fatto i "grandi", nel passato, che ricevevano una soffiata e partivano, magnetofono o taccuino, e magari non c'era nulla da scrivere, o al contrario c'era lo scoop ad attenderli. Si andava negli ospedali, al pronto soccorso, dai carabinieri, alla polizia: oggi si sta a casa, e al massimo si legge la newsletter. Senza avventura, senza rischio, e a mio parere senza pepe.
Ho ricevuto la telefonata di un giornalista, poco fa, che è nato "sulla strada" e che è cresciuto con il senso della notizia, in parte innato, in parte acquisito con l'esperienza. Ha imparato così tanto guardando con i suoi occhi e ascoltando con le sue orecchie, che col tempo è diventato vicedirettore di un importante giornale nazionale. È nato nella mia città, qualche volta torna, ora che è in pensione. Anche lui sospira ricordando quello che è stato, riconoscendo nel mio entusiasmo quell'antica passione che lo mosse ragazzino, e che lo ha portato, con il talento, a insegnare ad altri che "comunicazione" non è solo una voce lessicale, ma una missione, un dèmone, che va nutrito e addomesticato. A volte ripaga, a volte no, come la vita: bisogna scegliere se viverla o lasciarsi vivere.

27 marzo 2010

Avrò abbastanza punti principessa?

Ecco, secondo me questa è ciò che si può chiamare "una vera signora".



[Nota per la Sister: lungi da qualsiasi polemica... ma non è forse così? :* ]

21 marzo 2010

You made the night two long...

E prendo tempo, respiro lenta, per il commiato.
Non si può lasciare il passato senza prima salutarlo come si conviene.
Entro un'ultima volta al "Buco", dopo tanti anni. La prima la ricordo ancora, vivida, come fosse ieri.
Pioveva fuori, faceva freddo. Il locale fumoso, languido, soffuso, mi avvolgeva completamente. "Come vorrei essere come loro, fammi diventare come loro", pensavo. E intanto avanzavo, sicura, affascinata, dentro la storia. Ascoltavo le mie note blu, e sognavo che mi portassero lontano, via dal mondo.

Sono tornata al "Buco", questa sera, per le mie note blu. Perché mi portino via ancora una volta, prima di chiudere il capitolo, uscire dal libro, e respirare a fondo la vita.

13 marzo 2010

Spezzare le catene

Da un po', dentro di me, pulsa il rifiuto. Il rifiuto della staticità, dell'omologazione, della non-vita. Sopravvivere, dobbiamo farlo tutti: ciascuno di noi ha il suo modo. Il mio, ora, è quello di prendere le distanze da quei luoghi che mi hanno accolto dieci anni fa. Il ricordo amaro, doloroso, ma spesso anche divertente, anzi, esilarante, del passato mi accompagna con un velo di nostalgia. Ma nulla in me è uguale a quello che ero allora: ogni mia cellula si è rigenerata, con l'esperienza, con il tempo. Io non sono più quella persona, la vedo come il fantasma di una malattia che ormai è passata. Quel mondo è rimasto fermo mentre io cambiavo, crescevo: ora mi appare anacronistico, non lo riconosco più, non è più "la mia casa", non è più "il mio rifugio". Sono diventata io, il mio rifugio; forse lo sono sempre stata. Ho bisogno di essere il punto fermo (solido) che si muove verso altri punti fermi (solidi) e però poi ritorna a sé stesso. Ho capito che il mio malessere dei mesi scorsi dipendeva proprio da questo: ora sono diversa. Guardare la massa, l'omologazione che finge di essere alternativa, mi trasmette un senso profondo di soffocamento, e io ho bisogno di ossigeno. Le mie orecchie non riescono più ad ascoltare gli stessi discorsi di dieci anni fa, i miei occhi si rifiutano di constatare che certe persone non sono cambiate come me, ma sono prigioniere di un passato che hanno idealizzato. L'errore che impedisce il movimento è proprio questo: idealizzare il passato e camminare col viso volto indietro, equivale a non camminare affatto.
Voglio volgere il viso in avanti.
Ora sono lucida nel comprendere che la mia gabbia non è poi così invulnerabile e che io (che gli altri lo capiscano, oppure no) ho tutto il diritto di distruggerla.

22 febbraio 2010

Perché Sanremo è Sanremo

Avevo promesso di non parlarne proprio, ma se vivi in Italia non puoi ignorarlo, il Festival. Anche perché ovunque tu vada c'è qualcuno che ti chiede se l'hai visto, cosa ne pensi del risultato, quale canzone ti è piaciuta, e quest'anno anche in quale lago tu sia solito copulare. Sì perché 'sta cosa di "far l'amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi" è talmente atipica e fuori luogo che è pressoché impossibile non notarla: che cacchio vuol dire? A chi è venuta in mente? Perché? Come mai proprio nei laghi e non nei torrenti? Cos'è sto razzismo nei confronti delle acque salate? È un messaggio subliminale per orientare il turismo ai laghi? Il testo l'ha scritto David Lynch? Misteri. Ecco, forse ci sono dietro Giacobbo e Ruggeri.
Per quanto riguarda il Principe e il Pupo non c'è nulla da dire, se non che è una vergognosa truffa, e in attesa che qualche coraggioso "Travaglino" azzecchi il garbuglio vi invito a cantare insieme a me e a Metilparaben "Westfalia amore mio" e tutte le altre versioni che potete trovare qui.
Povero Morgan, l'han buttato fuori col pretesto della cocaina, e invece il vero motivo era che aveva capito che il controllo di certa "gente cattiva", ormai ovunque sul piccolo schermo, non poteva non coinvolgere anche il festival. D'altra parte siamo in democrazia e decide la maggioranza, che guarda caso è composta sempre dagli stessi compari di lista.
A Irene Grandi, Noemi e Malika Ayane, vere vincitrici morali del Festival, va invece tutta la mia stima, così come all'orchestra che ha stracciato gli spartiti e schernito gli incompetenti organizzatori (manipolatori?). Perché, contrariamente a quanto vogliono farci credere in tv, di gente che apprezza la vera buona musica, ce n'è tanta, ed è ovunque.
In tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi.

Aggiornamento al 26/03/2010
Ho letto l'articolo di Giorgio dell'Arti, pubblicato su Vanity Fair n° 8 (3 Marzo 2010, pag. 61 "Piange il telefono"), che sospetta una "regia occulta" anche dietro al gesto plateale degli orchestrali, e debbo dire che il dubbio c'è. Lascio a voi giudicare, io preferisco passare al prossimo disastro mediatico e archiviare quest'altro X File...

5 febbraio 2010

Caso Morgan: come vendersi "porta a porta"

Per chi si fosse perso "Porta a Porta", ieri, ecco un fedele resoconto della trasmissione riassunto in alcuni momenti salienti:

Morgan: "io ammetto che ho confessato di avere un problema con la droga, ma io stesso sono contro"
Vespa: "pèntiti peccatore, pèntiti!"

Turco: "bwaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa"

Meloni: "Kurt Cobain sarebbe stato Kurt Cobain anche senza eroina, ricordiamo che si è sparato in testa nella vasca!"

Don Mazzi: "DILLO CAZZO che non te ne frega un cazzo di S.Remo, cazzo!!! Caaazzooo!!!"
Vespa: "e comunque alla gara non puoi rientrare! Gniè gniè"
Morgan: "Chiedo aiuto, aiutatemi... ma insomma, lo faccio o no sto cazzo di S.Remo?"
Don Mazzi: "dài, venti ave marie, dieci pater noster, e riga dritto ché ti tengo d'occhio"

Bonaga: "secondo me non capite un tubo, ecco"

Gatti: "scusate, ma la colpa è anche del giornalist..."
Vespa: "silenzio! Come si permette! Io comunque non difendo mai la categoria"

Mori: "memento: Mori!"
Vespa: "bene, questo è tutto, grazie per essere intervenuti"


Vespa: (fuori onda) allora, tutti da me per il festino a base di coca?

29 gennaio 2010

...E ora?

Scarico applicazioni, aggiungo bottoni.
Mi rifaccio la casa virtuale, scelgo sfondi verdi, il verde mi comunica pace.
Sposto icone, organizzo vecchie foto.
Cerco di ripartire da zero, anche in queste piccole, sciocche cose inutili.
Cambio orecchini, metto uno smalto diverso.
Ma sono sempre io: compreso questo sale sulle labbra.

17 gennaio 2010

What if

"Si raggiunge la libertà creandosi delle possibilità. Io ho l'impressione che tu stia facendo di tutto per rinchiuderti in prigione. Come mai?"
Eh, già, cara amica Elena, come mai?
Non mi conosci benissimo, non sai che cosa sto vivendo, abiti lontana da me e mi hai vista solo una volta: eppure ti è venuto così spontaneo farmi questa domanda. È così evidente? Hai ragione: è da quando ho facoltà di scelta che seguo sempre la strada opposta a quella che vorrei percorrere. La scelgo proprio, non ho giustificazioni. Il fatto è che ci vogliono le palle per fare quello che si desidera. E il fallimento, che non mi sgomenta se non m'impegno, mi paralizza se ci metto tutta me stessa invano.
Ecco perché mi chiudo in prigione con le mie mani.
Perché anche quando provo ad allargare un po' le sbarre, c'è sempre qualcuno o qualcosa che mi spinge di nuovo dentro, e calcia via la chiave.

1 gennaio 2010

So-Low

Sapete cos'è? Che sono stanca di pensare, di stare in tensione, di vivere all'erta. Di non avere controllo né sulla mia famiglia né su quella che lo è diventata, né sui miei nervi. Sono stanca perché ho esaurito le batterie. Non so come ricaricarle, ma so di avere bisogno di stare da sola. Ho bisogno di allontanare i fantasmi perché la notte non dormo e la mattina mi sembra di essere intrappolata ancora in un incubo imminente. Nemmeno già dentro di esso, al limite, sempre sulla soglia. Ho sempre cercato di essere solida, perché se non sono solida non riesco ad essere d'aiuto a nessuno. Nemmeno a me stessa, e mi fa rabbia. E il 2010 già il primo giorno mi ha dato una sorta di avvertimento che avrei preferito ignorare, ma che mi rendo conto essere al centro di tutto, ora più che mai, nonostante abbia vissuto momenti peggiori e non ci siano motivi così gravi per sentirsi come mi sento io: schiacciata, senza respiro e con il cuore al galoppo nonostante i calmanti.
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