14 novembre 2009
On Writing
Prendere la penna in mano significa permettere a noi stessi di lasciare andare per sempre una piccola parte di ciò che siamo e vogliamo. Per questo, dopo, è sollievo. Per questo, quando anche un solo breve racconto è terminato, ci sentiamo più leggeri e al contempo pieni di qualcosa che è ineffabile. Nell'ansia di non avere chi desideriamo; nel calore del raggiungimento di una mèta; nel dolore di una perdita; in questo intimo nido prende vita la narrazione. È come se un atomo di noi stessi, velenoso finché dentro di noi, al di fuori del nostro corpo e fissato su un altro terreno, permettesse a una nuova pianta di germogliare. Il segreto della vita eterna non sta nella fama, nella gloria. Sta nel vivere dentro le nostre parole, dentro quel flusso fitto di inchiostro che riconosciamo avere la stessa dignità d'un figlio.
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6 commenti:
bellissimo
Urka, grazie! :)
Ho ricominciato a scrivere di recente (parallelismi come se piovesse), e questo post mi sembra azzeccato al momento che sto vivendo come autrice :)
Che i nostri racconti siano come dei figli è assolutamente vero, soprattutto se li abbiamo scritti con molta cura e molto amore. Però vorrei prendere spunto da quanto dici e fare una riflessione generale, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
Secondo me l'amore dell'autore per la propria opera può diventare un suo limite, nel senso che spesso gli autori (io per prima, eh) si focalizzano sul significato affettivo che il racconto ha per loro, e non solo ne trascurano il lato tecnico (tanto basta l'ammmorrre) ma, se qualcuno fa notare i limiti dell'opera, rigettano con violenza anche le critiche costruttive. Il che, per restare nella similitudine, equivale a difendere, per amore, anche un figlio deforme, togliendogli paradossalmente la possibilità di migliorare :S
Ti è mai capitato di vivere qualcosa di simile come critico o come autore?
(forse ci scriverò un post su questa cosa)
Inoltre mi piacerebbe sapere in quale genere narrativo preferisci cimentarti, se ce n'è uno in paticolare.
Bacio :*
Assolutamente sì Sister, è proprio come dici tu! Mi è successo con il racconto degli angeli, che mi pare tu abbia letto... oddio, almeno credo :/
L'ho scritto in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di una "presenza". Nella realtà l'ho identificata in una persona che ho caricato di significati esattamente come nel racconto, salvo poi scontrarmi con la sua natura, ritrovando il mio ideale stravolto e frustrato. E questa frustrazione ha partorito un delirio di angeli distaccati e curiosi, al quale non riesco a distaccarmi emotivamente (mentre col tipo ci sono riuscita benissimo!!! XD). Morale della favola: non ho ancora pubblicato quel manoscritto nonostante i consigli di amici che scrivono già, perché ho paura mi dicano di cambiare delle cose. E io non voglio assolutamente cambiare niente: quel racconto sono io. :)
Dunque, per quanto riguarda il genere narrativo, ahimé, sono dispersiva anche in quello e di conseguenza mi sento tirata da un genere all'altro a seconda dell'umore; questo mi porta a non riuscire a finire mai un tubo, cambio idea troppo velocemente. :(
Nel mio cassetto ci sono: un romanzo di formazione autobiografico (incompleto), una raccolta di racconti sul sovrannaturale (incompleta), l'incipit di un lavoro umoristico (frammentato), un racconto noir, un racconto erotico (in via di pubblicazione per fortuna!).
Hehehe. Gna posso fa'!
Giro la domanda a te! :P
Mah, il mio genere spazia fra il fantastico e l'horror. Ho un bisogno patologico di sangue e sense of wonder, per cui di solito li metto entrambi, anche se buona parte del mio interesse è rivolta sempre e comunque alla costruzione dei personaggi.
il mio problema principale è che di rado ho l'ispirazione per dei racconti: mi butto automaticamente su roba ben più lunga, e infatti ho la bellezza di 4 romanzi incompleti, uno più imbarazzante dell'altro :P
L'ultimo lo sto riprendendo in questo periodo dopo una sosta di anni, cercando di rivisitarlo alla luce di quanto appreso da una serie di manuali di scrittura.
Spero di finirlo e di cavarne fuori qualcosa di decente, o la mia autostima come paroliera svanirà definitivamente XD
Io sono certa che tu sia una dei pochi autori con dignità di scrittura (che NON è scontata) e pubblicazione... se non lo fai tu che hai le carte in regola! Altrimenti finiremo in pasto agli autori autoprodotti, e che Zio ci scampi... -__-
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