23 novembre 2009

Anche il 2012 ha i suoi vantaggi [SPOILER...?]

Ieri sono andata a vedere insieme al fidanzato "2012", principalmente perché sono una fifona e prendere in giro le americanate catastrofiste mi piace, mi diverte ed esorcizza il mio proverbiale terrore nei confronti di terremoti e tsunami.
Mi aspettavo un film incentrato sulla Natura che si ribella, invece mi sono trovata davanti a un enorme videogioco, tanto che a un certo punto ho cominciato a pensare che di lì a poco sarebbero arrivati i Transformers e il film avrebbe cambiato trama. Poi è diventato anche un po' umoristico grazie a una comparsa che chiameremo "Kovalsky" per via della teoria di Stefano secondo cui in ogni film Americano catastrofista c'è uno di colore che salva tutti e poi muore (lo Scienziato, in "2012", però non muore) e un eroe un po' strano con un nome slavo ("Kowalsky", appunto) che capisce tutto in tempo ma muore e basta. Secondo me somigliava più a Garibaldi, ma tant'è. Nel corso del film ho seriamente temuto che mandassero in onda una puntata di Voyager e che facessero fuori Giacobbo (no, scusate, questa era una speranza) perché aveva svelato il piano di fuga dei governi, con commento di Enzo Braschi intervallato dalle dichiarazioni dell'ultimo discendente Maya mentre sottolinea che "no, non è vero che è la fine del mondo, solo che lasciamo questo corpo e diventiamo energia", che a casa mia vuol dire "schiantano tutti" ma in modo assai più gradevole. Insomma, sempre la solita sbobba.
Un merito a Emmerich, però, va proprio dato. Sempre che possa esistere uno spoiler in una sceMeggiatura del genere, vi avviso: se volete vedere il film, non proseguite oltre nella lettura.
Scena: I G8 sono ormai in salvo sulle Arche, tranne il presidente degli Stati Uniti che ovviamente non è voluto salire per dare una mano agli sfigati che sono rimasti a terra (cioè l'umanità intera tranne i politici, Dolce & Gabbana, Madonna ed Elvis, che magicamente scopriamo ancora in vita e nascosto nell'area 51). A un certo punto il governatore chiede se ci sono proprio tutti. Risponde la Merkel, che dice:
"Sì, noi ci siamo tutti, tranne il Primo Ministro Italiano, che è voluto rimanere a terra, a pregare insieme alla sua famiglia".
In sala, spontanea, grassa, inaspettata ma liberatoria RISATA COLLETTIVA. 
Ora, ci sono due possibilità: o Roland Emmerich ha semplicemente cercato di mantenere la linea politica presidenziale Americana affidando a Silvio una parte da eroe (il che giustifica la nostra risata), oppure, con un finto tribute e un colpo da maestro alla sceneggiatura, si assicura che nel nuovo mondo nato dalla catastrofe Egli  non ci sia, garantendoci così i famosi 400 anni di pace che ne dovrebbero seguire.

Io propendo per la seconda, e salvo, pertanto, il film.

19 novembre 2009

La mia banca è differente!

Qualche anno fa mi inalberai come un babbuino cui avevano appena sottratto la banana perché la banca presso la quale avevo il conto, che è la stessa di mio padre, aveva appunto chiamato quest'ultimo katafottendosene della legge sulla privacy per avvertire che ero in debito di 45€ (it wasn't my fault: non avevano accreditato un pagamento che in quel periodo avrebbe già dovuto risultare da giorni). Il giorno dopo, ovviamente, ho chiuso il conto senza spiegazioni.

Oggi, mio malgrado, per effettuare un bonifico per conto di mio padre, mi sono recata nella stessa banca. I dati del beneficiario corrispondono a un tizio svedese (tale LUNDGREN). Ora: ok che la mia grafia è, diciamo così, disinvolta. Ma il tizio della banca mi ha appena telefonato per dirmi che:

- Pronto, la signorina Encre? Sono il tizio della banca differente!
-Sì, buongiorno, mi dica.
-Senta, ho qui il bonifico che ha ordinato stamane... mi è tornato indietro perché i dati dell'intestatario del conto non corrispondono.
-Ah! E come mai?
-Eh, forse è colpa mia. Si chiama WNDGREN?
-...no.
- ...
-LUNDGREN.
-...ecco. Bene! In effetti avevo ricopiato male! Grazie eh!
-Prego. Ma le pare.

Fatevi il conto lì: le risate sono gratis.

2 novembre 2009

Milano (Splinder, 2006)

Milano, per me è IL batticuore in assoluto, la metafora del movimento. Con la cartina in mano a Milano puoi perderti e da un momento all'altro passare da un posto denso di piccole formichine orientate ciascuna verso la sua meta, a un altro dove non c'è nessuno e nulla, se non grovigli di viali, di binari del tram e saracinesche abbassate su cui spiccano i disegni degli artisti di strada o semplicemente scritte aventi come soggetto sfoghi incontenibili di odio, amore, esultanza e dopo un attimo di disorientamento ritrovarti esattamente nel punto che avresti dovuto raggiungere;
è arrivare sul posto di lavoro e alzare lo sguardo verso un enorme agglomerato di palazzi dall'aria fredda ma produttiva ed entrare, lasciare il documento all'entrata, salire, trovarsi in mezzo a persone che lì ci sono tutti i giorni e sono ormai abituati a questo sfondo un po' surreale dove i corridoi sembrano tutti uguali, gli uffici tutti spogli, le persone, invece, tutte diverse e splendidamente indaffarate e sentirsi, stranamente, a proprio agio
è prendere un taxi con la solita cartina in mano pensando di arrivare in un battito di ciglia a destinazione e invece scoprire che il rettilineo non finisce mai, e con lui gli alberelli cittadini impolverati, allineati in fila uno dietro l'altro come tanti piccoli sorridenti indiani verdi;
è passeggiare avanti e indietro in stazione centrale con un libro in mano e non riuscire a leggerlo perché la curiosità di guardare le persone che passano è troppo forte: hanno tutti la loro storia appresso e qualcosa di loro parla nonostante il silenzio: un cappellino un po' frivolo di una signora per bene, la pesante ventiquattr'ore del solito colletto bianco, i disegni arrotolati di qualche artista, la valigia trascinata da un giovane dal volto sereno, una chitarra dentro la sua custodia nera, che ci si chiede chissà chi e cosa canterà questa volta, se saranno sorrisi o lacrime ...Ognuno con la sua storia, ognuno in cerca di un narratore;
è sentire il flusso delle cose, e chiedersi quanta vita puoi succhiare da questo caotico melting ipnotico, che ti trascina vorticosamente, fa girare la testa e ti sputa dentro urlando "è tutto per te, ora, subito, mordilo";
è una cena al ristorante messicano, un incontro di lavoro con con strani personaggi che da lì a poco diventeranno altre luminose estensioni della tua anima:
è fare la coda davanti a un locale per ascoltare il gruppo che ami, e incontrare lì persone che non riesci mai a vedere a causa della distanza e riabbracciarle, ridere, scherzare e ubriacarsi di chupito e tequila e tornare insieme cantando le nostre canzoni preferite per le vie deserte da cui proviene l'odore rassicurante del pane caldo degli ambulanti e quello eccitante dell'aria fredda che fa pizzicare il naso;
è perdersi tra tanti piccoli puntini neri danzanti che sono così diversi da te, che sono così uguali a te;
è un amico che ti accompagna per i negozietti di Porta Ticinese e si comporta come se fossi la persona più importante della terra in visita speciale;

è la coincidenza di mille coincidenze
la realtà da cui partono speranze e aspirazioni
A volte ti salta il cuore in gola per uno sguardo
Altre volte è come percorrere un sentiero di spine
Milano
è la Santa che ti offre il perdono,
la Prostituta che ti induce a peccare,
la puttana che riempi di lividi ma che senza di te non può permettersi di vivere
o forse sei tu che non puoi vivere senza di lei
è il batticuore
la metafora del movimento

è la mia città, perché casa non è necessariamente il posto dove sei nato, ma quello dove finalmente ritrovi te stesso, dopo tanto invano cercare.

1 novembre 2009

Tienimi come sigillo sul tuo cuore

La prima volta che ho messo piede in un cimitero avevo due o tre anni al massimo, e la prima cosa che ho esclamato è stata: "...che meraviglioso giardino!". Ai miei occhi, questo era.
Ora che sono adulta, mi rendo conto che i bambini vedono quello che agli adulti spesso è celato. Ogni dettaglio che le persone lasciano sulle lapidi dei loro defunti è un indizio che dice molte cose su di loro. Non riesco più a percorrere i corridoi e i campi senza sentire un groppo in gola, ogni volta, non soltanto per i miei cari. Perché tutto quell'amore che è impastato di dolore e di perdita, è comunque vita. La scelta apparentemente lieve di un colore, di un fiore, di una foto scattata in un momento sereno, magari alla sprovvista, è il messaggio forte di chi resta: guarda, questo sei tu come ti ricordo io, come ti amo e ti ho amato io, sei qui con me. Così come sei ritratto, io ti riconosco. Perché ti sento, e voglio che tutti lo vedano: vivi in me con quei colori, quel sorriso.

Un tempo pensavo che fosse un luogo triste, ma non è così.
È un posto pieno, pieno di amore, così tanto che ogni volta mi scoppia il cuore di dolore.
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