30 ottobre 2009

L'ultima news sul palco.

Sono sempre stata dell'idea che chi si arrende è perduto. Però è anche vero che restare da soli su una zattera che sta affondando non ha alcun senso. Nel 2003 ho iniziato una bella avventura aprendo una webzine che ha dato tante soddisfazioni non solo a me, ma a tutti quelli che vi hanno partecipato (dicendo questo credo di non sbagliarmi). Avevamo tanto tempo libero e soprattutto tanta voglia di fare ad ogni costo. Ma si sa, le cose cambiano in fretta. Abbiamo tutti un lavoro che non ci consente di muoverci molto, sia per denaro che per problemi logistici. Continuiamo a illuderci acquistando annualmente spazi che poi non avremo non solo il tempo di usare, ma anche soltanto di formattare per renderli utilizzabili. Mi sembra che sia giunto il momento di fermarci, guardarci negli occhi e dirci senza mentire: ok, capolinea. In fondo non è una sconfitta. Siamo e saremo sempre anche quello che abbiamo imparato grazie a questa esperienza. Però non facciamo affondare la nave in silenzio. portiamola a riva, parcheggiamola e basta:  mi sembra che alla nostra barchetta almeno questo lo dobbiamo.

27 ottobre 2009

Battutone!

(Questa andrebbe su Tumblr, ma la metto qui per dare la possibilità a chi mi conosce di ridermi in faccia).

Sabato mi hanno chiesto se sono astemia.

24 ottobre 2009

Prendere una direzione

Se fossi normale, saprei se preferisco essere professionale o informale, bianca o nera, buona o cattiva, serena o triste, ansiosa o incazzata, seria o cazzara. E invece qualcuno lassù deve avermi frullata durante una dimostrazione del Bimby. Doveva esserci anche il Baffo, a presentare, perché spesso mi manca l'aria.

21 ottobre 2009

Senza ritegno

Tra poco devo passare da una signora per intervistarla, tornare a casa, scrivere l'articolo che avrei dovuto consegnare ieri ma non ho fatto causa influenza, controllare la posta e verificare se almeno una delle mie "streghette" ha risposto all'appello (questa però ve la spiego più avanti), chiamare il dottore e spostare l'appuntamento, raccattare il fidanzato, fare la spesa, pranzare con lui e schizzare al lavoro. E sono ancora qui a scrivere scemenze. Non cambierò proprio mai, oh.

17 ottobre 2009

Le frontiere del duepuntozero: 1 - TUMBLR

Il sabato mattina mi sveglio presto. Un po' perché il venerdì sera mi abiocco insieme alle galline, un po' perché è un momento "sospeso". Tutti dormono, tutto tace. E io ho bisogno di questo, di silenzio e di pace, di quest'atmosfera ferma e un po' surreale per raccogliere i pensieri. Il problema è che mentre scrivo sta di nuovo squillando il telefono per la cinquecentonovantottesima volta, e io sono già in tachicardia da un'ora. Quindi se per favore aveste dei consigli per narcotizzare i miei parenti scassamaroni nonché gli operatori TeleDue, ve ne sarei ampiamente grata per tutta la vita.
Torniamo a noi: come avrete notato (ma se non lo avete notato, notatelo), ho aperto uno spazio su Tumblr. E voi direte "e che cos'è Tumbltrtlmntrttr" e poi direte "ma l'italiano sta andando alla deriva" e poi direte anche "ecchissenefrega", e io vi capirò. Comunque Tumblr, cito da tuttofamedia.splinder.com, "è un posto dove ognuno, velocemente, pubblica dei contenuti: foto, frasi, concetti, pezzi di vita, citazioni -soprattutto- e anche niente, volendo". Direi che questa è la spiegazione più esauriente. Voi direte, ma questo si può fare anche sul blog... vero. Però su Tumblr non si scrivono articoli di opinione né si raccontano i fatti propri: si comunica "mordi e fuggi", ma con un indice di condivisione (parola chiave del 2009) altissimo. C'è un universo di conoscenza intero, che consiste nel riportare citazioni, links, foto, eventi interessanti, alla portata di click. E voi sapete che, per una feticista della comunicazione, macro o micro che sia, questo è davvero il paradiso.
Cliccate, ordunque, sul Maggico Bottone™ nel menu a destra e scoprite quale fantasticissimo e stilosissimo uso ho deciso di farne. E notate, ho evitato accuratamente di dire "utilissimo". Uomo avvisato...

11 ottobre 2009

i-God

Qual è il primo pensiero che colpisce un appassionato di 2.0 e di novità tecnologiche guardando un i-Phone in funzione? Ve lo dico io: è "wow". Che non è un pensiero completo né complesso, ma oltremodo esauriente. Esprime meraviglia, entusiasmo, eccitazione, impazienza di averlo tra le mani per provare tutte ma dico tutte e ripeto tutte le applicazioni che possono essere installate. È un oggetto col quale il cervello farebbe volentieri del sesso, se potesse. Ma come tutte le cose che sembrano perfette, nasconde un lato oscuro che io ho scoperto risiedere nell'uso di Google Maps come GPS.
Ieri sera sono partita alla volta di Rho con il mio fidanzato e il suo gruppo, che avrebbe suonato in tarda serata presso un centro sociale della zona. Non amo i centri sociali per varie ragioni, ma seguo volentieri la band e mi piace Milano quando inizia a fare freddo, per cui sono partita senza fiatare. Giunti alle porte di Rho, però, il GPS ha deciso che la strada era sbagliata.
"Ehi, Marco, il cartello dice di andare a destra"
"Sì ho visto, ma l'i-Phone dice che debbo svoltare a sinistra"
"??? Sì ma seguire i cartelli mi pare un metodo sicuro..."
"Invece no, perché su Google Maps il punto di arrivo non è dove pensiamo noi"
"Ma ti fidi di quel coso?"
"Certo che sì, bisogna seguire la traccia indicata in viola."
Guardo l'i-Phone. La traccia in viola è in effetti percorsa da un pallino che siamo noi,almeno così c'è scritto. Solo che, sul più bello e proprio mentre dobbiamo svoltare a una rotonda, il pallino salta nella direzione opposta.
"Ehm, Marco, secondo me ha ragione Stefano, dovremmo seguire i cartelli..."
"Perché? Ci manderebbero dall'altra parte, ma qui si vede benissimo (prende l'i-Phone e molla il volante per tre interminabili secondi) che la destinazione non è quella che credevamo!"
"Ecco, ci siamo, lo sapevo: la tecnologia ci sta rimpiazzando. Finiremo a chiedere consigli a un frullino e ad affidare il nostro destino a un modem. Non vedo come si possa ignorare un cartello per dare ascolto a un telefono. "
"Questo non è un telefono, questo è il futuro!" E nel ribadirlo rimolla il volante per altri tre lunghissimi secondi durante i quali ne approfitto per controllare la mia cintura di sicurezza.
Dopo qualche insultino volante riusciamo a convincere Marco a lasciare perdere l'i-Phone per almeno cinque minuti e chiediamo a tre persone che ci mandano in tre direzioni diverse: uno all'Euronics, un altro a Lucernate e l'ultimo alla stazione di Rho, tutto questo mentre Stefano cerca di dimostrare l'esistenza di dio tramite i messaggi subliminali disseminati per il percorso di segnaletica che porta a Pero. Presi dallo sconforto ci fermiamo in mezzo a un incrocio (don't try this at home) per chiedere indicazioni a un vecchietto che pare autoctono, ma scopriamo presto che, autoctono o no, non ci capisce una mazza nemmeno lui in fatto di direzioni. A questo punto, sconfitti, accendiamo di nuovo il GPS dell' i-Phone.
"Ecco, visto? Per dare retta a voi guardate come siamo lontani dalla stradina viola!"
Stavolta Marco è fermo e possiamo guardare il suo dito sulla mappa senza sgranare il rosario. Constatiamo che il pallino (noi) che prima era nelle vicinanze del punto di arrivo è ora da tutt'altra parte a prendersi un caffè con il GPS di un amico che ha incontrato per caso mentre chiedevamo informazioni. Marco e Stefano si esprimono sempre di più come Sandra e Raimondo, ma non resta che seguire la mappa di Google, visto che abbiamo solo quella e che la gente del posto in realtà vive a Twin Peaks. Infatti non faccio in tempo a prendere di nuovo l'i-Phone in mano che il pallino salta di nuovo sulla stradina viola mangiandosi almeno un chilometro manco fosse uno dei Langolieri di Stephen King. Quando arriviamo, Marco scendendo trionfa: "ve l'avevo detto, IO, che dovevamo dar retta all'i-Phone!" e ci manca poco che lo accarezzi come un cagnolino obbediente. Stefano scende e con tutta calma, avvicinandosi, mi dice: "amore, ho deciso per quel BlackBerry Bold di cui ti parlavo tempo fa!"

Io invece aspiro l'aria fresca della sera e capisco che, tutto sommato, sono stata accontentata: in campagna e tra le cacche delle mucche, a giudicare dall'odore, ci sono. Chissà che il dio dell'i-Phone non mi abbia ascoltata.

8 ottobre 2009

Breath

Sono psicologicamente stanca. Avrei bisogno di prenotare una vacanza in un posto come la Svezia, dove tutti sono lagom, tranquilli, pacati, procedono a passo lento, senza ansie. Tutto sommato però mi basterebbe andarmene in campagna per due o tre giorni, senza internet, senza telefono, senza rotture in casa... lontano dai clienti maleducati e dai rumori del caos cittadino. Voglio camminare per i boschi annusando l'arietta fresca del mattino, in mezzo alla nebbiolina, tra il profumo dei funghi e il puzzetto delle mucche al pascolo. Che sì, non è proprio piacevole, ma mi ricorda i giorni passati in campagna quando ero piccola, quando per me tutto questo significava essere felice. Mi bastava la cacca di mucca, pensa un po'. In effetti è destino, stare nella cacca.

La Legge è uguale per tutti

5 ottobre 2009

Fumo

In un clima in cui i politici cercano di negare che la crisi sta logorando le famiglie e tagliando il futuro ai giovani, ho trovato il fondo di questo mese del mio Direttore molto schietto e sincero. Inutile girarci intorno e accusare di pessimismo chi cerca di allertare gli Italiani che il baratro è a un passo: è così, che piaccia o meno sentirselo dire. Se mi fermo a fare due conti, nella mia vita come nelle mie tasche, mi rendo conto che ci sono talmente tanti paletti che è un continuo prendersi legnate in faccia. Sto cercando un lavoro che copra le ore libere che mi rimangono nella giornata, e per ora niente di fatto. Lo stipendio che invece ho, non basta mai. Tolte le spese in famiglia (noi bamboccioni lo stipendio lo diamo intero in casa, che egoisti), non rimane nulla. Saranno tre anni che non compro un profumo, uno vero, intendo. Un anno fa me lo hanno regalato le amiche, in occasione del mio compleanno. Non è che per me sia fondamentale una spesa così sciocca. È solo che mi rode non poter fare nemmeno uno strappo, uno solo ogni tanto. Chiariamo, so di essere molto più fortunata di tanti altri. Non sto sputando sulla buona sorte. Solo che non vedo una svolta serena nel mio futuro, una vita mia, e non riesco a fare passare l'ansia che mi coglie impreparata ogni mattina e che mi tiene sveglia la notte, ogni ora, precisa come i rintocchi di una pendola. Non so dove sbattere la testa, se non sulla mia scrivania, come su questo foglio virtuale.

4 ottobre 2009

Punti di vista (dal basso)


Potrei accontentare subito il mio idolo (ormai lo avrete capito), il Ministro Renato Brunetta (nella foto), pubblicando il mio stipendio di giornalista che scrive su testate senza conflitti d'interesse, rientrando dunque nel titolo di coloro che, non guadagnando il triplo di lui, possono tranquillamente accusarlo di appartenere alla Casta. Forse il ministro, nella foga di sparare a zero, dimentica che la maggior parte dei giornalisti prima lavora gratis (o semi-gratis) per diventarlo ufficialmente, poi fa gavetta, poi, forse, stando tutto il dì davanti al pc, facendosi venire gli occhi a palla riesce ad avere uno stipendio, mentre l'occasione "d'oro" di guadagnare pari a un parlamentare (di certo, dubito di più), capita una volta ogni quindici anni a tre al massimo, su mille, di solito spalleggiati dai politici. Pochi, peraltro, sono quelli che se lo meritano; ma questi ultimi, se permette, si sono fatti un discreto mazzo per arrivarci, mica come le fidanzate dei figli di certi amici suoi. I giornalisti, insieme agli artisti e ai musicisti, sono incompetenti, scansafatiche e parassiti; per fortuna che c'è questo ministro che si dà da fare per ripulire stampa, cinema e teatro. Grazie Renato, grazie, almeno tu, in questo caos istituzionale, mi dai una sicurezza: ho bisogno di un biglietto aereo di sola andata per la Francia, perché questa Italia non ha davvero più niente da offrire alla gente onesta.


1 ottobre 2009

Il Partito dei Morti Viventi

Nella mia città, Genova, non c'è differenza di colore. Non ci sono partiti divisi. Ce n'è uno, uno solo,  che è grande e forte e inarrestabile. Un partito che segue una filosofia che potrebbe somigliare a quella pacifista, perché parla continuamente di silenzio, pace, armonia: il partito dei Giovani Morti Viventi. Nella mia città, che potrebbe pullulare di arte come Firenze, splendere come Venezia ed essere divertente come Milano, c'è un muro compatto di "provincialotti", per usare le parole del nostro sindaco Marta Vincenzi (spese nei confronti, però, dei Savonesi, che a me sembrano molto più avanti di noi, specie se si tratta di iniziative culturali), parole che io giro a lei da queste pagine: sarà lei, cara la mia sindaco, ad essere una "provincialotta" che in poco tempo ha reso Genova un museo delle cere, appoggiata dal Partito dei Pensionati che, nonostante la definizione, ahimé conta anche e soprattutto giovani corpi con meno giovani menti; e adesso, con questa storia di mandare tutti a nanna e svuotare il centro storico entro le due di notte revocando anche i pochi permessi di alcuni locali di chiudere un'ora dopo (locali peraltro già vessati dalle "brillanti" iniziative del Comune), Lei ci toglie anche il diritto di passare il weekend lontani dai grattacapi del lavoro e dalle bastonate della quotidianità, vivendo la nostra bellissima città con gli amici, senza paura di venire derubati, picchiati, violentati o anche solo molestati da chi agisce nel buio e nel silenzio. Mi scusi, signora Marta, è proprio sicura che raccattare voti per voi "benpensanti" finti intellettuali fintamente di sinistra sarà sempre così semplice? È proprio sicura che continuerà a sedere dove sta sedendo oggi, quando la gente ne avrà le tasche piene di vivere in una città dov'è dura non solo lavorare in pace, ma anche svagarsi in pace? Perché vede, signora Vincenzi, peggio di una destra ottusa, c'è solo una cosa: una sinistra ancor più ottusa.
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