25 settembre 2009

Mutatis Mutandis [laddove io capisco "cambiati le mutande"] (Splinder, 16 marzo 2009)

Sulle figure di cacca potrei scrivere un trattato di trecento pagine, perché, in determinati momenti e con certe persone, sono una vera calamita. Dovete sapere che metà del globo terracqueo è dalle mie dichiarazioni spinto a credere che sia stupida, l'altra metà invece che "ho una bella testa".
In medio, io.
Nel senso che ho i miei momenti di flop e di top intuitivo, ma non sono l'una o l'altra cosa, fatta eccezione per una categoria (su tutte, ossia quella che secondo me non ha alternativa nel pensare che mi manca qualche rotella): i medici, e primo in classifica il mio dentista.
Ogni volta che ci vediamo, sarà perché associo la sua faccia al trapano, sarà perché di solito l'appuntamento è in mattinata (per ulteriori dettagli vedere post precedente sul rincoglionimento prolungato da risveglio), macino una figuraccia dietro l'altra; non capisco le domande che mi fa e rispondo a vanvera, gli dico una cosa e poi subito dopo mi contraddico, faccio una battuta e lui non ride... cose così. Ormai è assodato che, se qualcuno dovesse fare per caso il mio nome, lui si limiterebbe a scrollare in silenzio la testa, senza proferire parola ma con lo sguardo con cui si compatisce un malato terminale.
Ieri pomeriggio sono scesa con il mio fidanzato a prendere un caffè. Facciamo due chiacchiere, paghiamo, mentre esco con la coda dell'occhio vedo un tipo con la barba di due giorni, il capello arruffato, il giubbotto sgarruppato che mi fa "ciao!". Penso: ecco, un molestatore, lo sapevo. Mi volto, ma non lo metto a fuoco, rincaro la dose: "sarà slavo? non è italiano... ca**o vuole???" al che guardo di sfuggita gli altri tre che sono con lui e penso "mmiiii che facce!!!", e in una mezza frazione di secondo imbocco l'uscita, giusto il tempo di sentirmi chiamare per nome dall'altro. Mi volto e stavolta lo guardo meglio. Inutile dire che era lui, il mio dentista. Con gli amici fighètti. Lui, che non ho mai visto con un capello fuori posto e invece ora sta lì, col sorriso ebete (ma perfettamente allineato e ultrawhite) a guardarmi, come per dire "haha te l'ho fatta anche stavolta". Ora, la mia figuraccia potrebbe anche fermarsi qui, ma io sono una perfezionista e non mi accontento di fare un semplice smarroncello, no, io voglio lo Smarronus Maximus, e aggiungo, ridendo (col dente giallino, avendo appena ingollato un caffè alla cannella): "haaahahahaha scusa! Sono abituata a vederti col camice PULITO!"

Fiiiiiùùùù, il vento soffia, passa un gomitolo di fieno, tutti trattengono il respiro.

"Beh" risponde imbarazzato lui, "sono un po' in disordine ma perché ho fatto un giro in moto", che tradotto nel pensiero che rimbalzava certamente nella sua testa diventa "ma... ma... ma come si permette??? Poverina, è proprio scema. Non si accorge nemmeno delle cose che dice, altrimenti starebbe zitta. Da un lato mi fa pena: speriamo che i miei figli non debbano mai passarci. Dev'essere dura".

Con la scusa che "mh, si è fatta una certa", esco veloce dal bar, nascondo la faccia nel cappotto del mio uomo che, ormai, ha capito che in certi casi l'unico modo per distrarmi è uno soltanto.
Allora fa un sospiro, mi cinge il braccio intorno al collo e mi chiede col sorriso congelato "dài, parlami un po' del libro di Morgan, com'è com'è???"

Ché a lui, di Morgan, non gliene importa proprio una pippa.  Ah, l'Amore!

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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