25 settembre 2009

Memento Meminisse (Splinder, 02 Marzo 2009)

Dietro suggerimento di Pulsatilla  sto leggendo "Domani niente scuola" di Andrea Bajani, un reportage sull'esperimento dell'autore che prova a infiltrarsi in tre scolaresche diverse in gita per raccontare i giovani da vicino; mi piace seguire i consigli dei bloggers, spesso ci azzeccano: difatti Bajani, oltre a scrivere molto bene, è insieme acuto e divertente.

Non voglio entrare nel merito del libro per non creare un post sul post di qualcun altro (e anche perché la recensione integrale, semmai, la pubblicherò in altra sede ben più consona alla materia), ma debbo dire che quel che mi ha colpito di più è la forte similitudine tra queste gite e quella che feci io a Praga (e te pareva) nell'ormai lontano 1995. 

Di quel viaggio ricordo tutto, persino gli odori: il pane morbido e il gulasch, l'aria frizzante di neve fresca, l'aroma di tabacco nell'aria. Ricordo anche il sorriso della signora bionda che stava alla reception del nostro albergo e che una sera, mentre tutti gli altri erano in giro per la città (prof compreso) e due di noi a far compagnia a una dei nostri con la febbre, ci preparò un toast improbabile con qualcosa di non perfettamente identificato che per comodità chiamerò formaggio. Ma non sono sicura lo fosse davvero. In ogni caso: fu una bella esperienza, compagni di classe fetenti a parte.
Perché quando te ne stai sui banchi di scuola ti permetti voli pindarici solo con il pensiero, ma poi, concretamente, devi tornare a casa dove ti considerano un ragazzino e pensare a studiare per non attirare le ire dei professori, che ti considerano un ragazzino; non hai veramente un tuo spazio dove poter allargare le braccia tanto da espanderti in tutte le direzioni: c'è sempre qualcosa o più spesso qualcuno che limita i tuoi movimenti. E sebbene la gita crei di per sé una situazione analoga (anche se tenti di ignorarli i professori ci sono, e ti seguono molto, molto attentamente), la sensazione è quella di essere solo, e per la prima volta davanti al resto del mondo. Tu e la Città. Tu e la Gente. Nient'altro. Nessun altro.

È come dare un morso a quello che ti aspetta, alla vita adulta: e non c'è sapore migliore di quello che ha la  libertà quando è ancora da conquistare.

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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