25 settembre 2009

FIERI, anche il giorno dopo (Splinder, 28 giugno 2009)

Oggi c'è aria di normalità, assai più del resto dell'anno.
Sarà che finalmente vedo uscire mano nella mano certi amici che di solito non lo fanno mai, per paura di trovarsi soli nel pregiudizio. Oggi è diverso: siamo tutti uguali.
Ma io vorrei dire a tutti questi amici che uguali lo siamo tutti i giorni. Non ha senso sentirsi liberi solo un giorno all'anno e magari in una città che non è tua. Bisogna camminare mano nella mano anche domani, bisogna fermarsi all'ombra e guardarsi negli occhi, baciarsi senza pensare a quel che diranno di te gli altri, proprio come hanno fatto due ragazze poco fa, a De Ferrari, con lo sguardo profondamente innamorato. Ma poi, chi sono questi 'altri'? Estranei. Io non chiedo agli estranei chi si portano a letto, perché debbono farsi i fatti miei? Finché ci nasconderemo a causa di ciò che siamo, trasmetteremo il messaggio sbagliato. Siamo esseri umani pieni di difetti allo stesso modo, abbiamo il sacrosanto diritto di camminare e baciare e sposare chi vogliamo, paghiamo le tasse, lavoriamo tutti. Ci amiamo tutti. Qualcuno dirà: la pride parade è una carnevalata. E io rispondo: a parte il fatto che non è del tutto vero, se vi scoccia tanto il travestimento abolite il carnevale di febbraio, allora. Perché quella è oramai una festa vuota, senza più un messaggio, mentre alla parata gay ci vado anch'io perché non voglio che mio figlio o mia figlia possano mai venire al mondo in un posto dove si sentano sbagliati e ospiti solo perché agli altri non piace chi amano.

I miei figli dovranno sentirsi liberi. Io li voglio e li pretendo LIBERI.


Gay Pride, Genova, 27/06/2009

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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