25 settembre 2009

Dove abitano le Muse (Splinder, 25 giugno 2009)

C'era una volta. Purtroppo le idee migliori sono spesso vittime dell'ignoranza comune. Il popolo non sempre ha la meglio sull'oligarchia di "benpensanti". Eppure, di buoni pensieri personalmente non ne ho mai visto molti, specie rispetto a quella categoria. Io mi ricordo, dacché sono a spasso per il mondo, di averlo sempre visto quel locale in Via della Maddalena a Genova. Ricordo di avere sempre notato un certo movimento di giovani, universitari per lo più; mi piaceva immaginarli tutti artisti. E, magari, lo saranno anche stati, visto che la fama che seguiva quell'insegna lo etichettava come un importante avamposto culturale.
Le gestioni sono state numerose; ma tutte hanno sempre seguito un fil rouge, una specie di "filosofia Madeleine", che ha sempre dato la precendenza alla cultura, alla musica e all'arte, un vero e proprio cammeo nel centro storico genovese. Nel 2007, ad opera di 7 (sette, dico, sette, voglio dire: sette) firme contro le 3000 (tremila, dico, tremila, voglio dire: tremila) che si erano schierate dalla parte del locale e della gestione di allora, La Madeleine Cafè morì. Morì proprio, smise di respirare, collassò su sé stessa e spirò. Si rifiutò persino di farsi riaprire sotto altra veste che non fosse quella che aveva sempre avuto, dal momento in cui nacque.

Tutto questo per dire che ieri, girando per Camogli, ho riconosciuto lo spirito del Madeleine Cafè, il suo cuore palpitante, e l'ho visto al "Dragun Pub", un posticino che ha gli stessi colori, lo stesso profumo, un pianoforte e delle chitarre a disposizione per gli avventori, libri sui tavoli che chiedono solo di essere sfogliati, tavoli dipinti e dipinti alle pareti, un solo proprietario, dall'aria semplice, genuino, affabile, cortese e ispirato.
Ispirato, giuro, proprio da quel Madeleine Cafè Teatro che non c'è più, da quel pensiero libero che per primo ebbe chi gli diede vita.

Evidentemente avevano ragione i buddisti: l'anima si reincarna. O forse sono solo le Muse che scelgono dove abitare ogni volta che qualcuno dà loro lo sfratto.


[Ditemi voi, se non vale la pena di passarci:
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