25 settembre 2009

Blogger si nasce... o si diventa? (Splinder, 24 aprile 2009)

Facendo un giro per i blog che si trovano nella rete mi sono resa conto che certe regole non dette valgono praticamente ovunque, di qualunque piattaforma si tratti.
Anzitutto, che il colore del layout è fondamentale: io stessa, passando dal nero al chiaro, mi sono accorta che le visite sono inspiegabilmente aumentate, cosa che non ha assolutamente senso visto che sono sempre io a scrivere. Poi, che le blogstar sono commentate per lo più da gente che vuol fare sapere che è follower ma che, alla fine, non dice nulla. Inoltre, che i direttori di testata che hanno un blog diventano blogstar pur scrivendo cose noiosissime. Faccio un esempio: il blog di Gianluca Dini, direttore di Vanity Fair, è seguitissimo; se però io scrivessi le cose che scrive lui lì sopra penso che non mi commenterebbe nemmeno mia madre. Questo non dipende dalla sua bravura giornalistica, chiaro: semplicemente, il blog non è il mezzo di comunicazione che lo rappresenta di più. Per bloggare bisogna sentirsi dentro la spinta a scrivere i fatti propri e i propri pensieri, bisogna sentire la propulsione alla polemica e al flame. Eh. Non serve essere giornalisti: è un fatto di innatismo della comunicazione.
Rispetto al social network il blog è oro: almeno, se vuoi farmi complimenti o preferisci mandarmi a quel paese, puoi usare la fantasia. Se è ancora di moda!

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Lo sai che se usi le "k" a sproposito nessuno ti si tromberà mai più?

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